venerdì, Febbraio 23, 2024
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Natale 2023, solo nel presepe c’è posto per i poveri

In questi giorni si ricordano gli 800 anni trascorsi da quando Francesco d’Assisi a Greccio nel 1223 per la prima volta ideò e realizzò, con la partecipazione degli abitanti del paese,la rappresentazione del presepe vivente.

Il vangelo della natività di Luca recita:”Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. Quella mangiatoia – dal latino “praesaepe” – che secondo l’antropologo Marino Niola,rappresenterebbe “la Natività che rinasce, e ogni anno si fa storia viva”.

Ma perché quel bambino nasce in una desolata e periferica mangiatoia, assolutamente inadattaa una vita che sboccia?Perché – afferma l’evangelista  Luca“ non c’era alcun posto per loro”. Nessun posto per Maria e Giuseppe:nemmeno dai parenti di Giuseppe, che pure abitavano a Betlemme.

Non è solo storia di 2000 anni fa, ma drammatica realtà contemporanea: anche oggi, anche qui, non c’è posto.

Non c’è posto per chi è piccolo, straniero, per i giovani infragiliti, per gli anziani non produttivi, per chi non è schiavo di consumismo e competizione:non trovano nessuno che li riconosce come fratelli. Anche oggi, anche qui, Dio viene sulla terra e fa esperienza di essere quel povero per cui non c’è posto: i migranti, i poveri nei deserti urbani, gli anziani ricoverati nelle RSA e negli Istituti sanno bene per sé cosa significa“non c’è posto”.

Infatti in questo tempo post-pandemia in cui aumentano i poveri veramente non c’è posto per loro. Lo vediamo nella tragedia dei tanti profughi, dei tanti bambini profughi che, come Gesù bambino in fuga con la sua famiglia dall’Egitto, sono costretti a scappare dall’odio e dalla violenza dei propri Paesi verso i nostri Paesi europei in cerca di salvezza. Tanti piccoli – come i bambini siriani che soffrono a causa di una guerra che dura da più di 12 anni – scappano dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione e trovano spesso violenza, muri di pietra, inospitalità, indifferenza.

Colpisce che nel Vangelo di Luca gli unici ad accorgersi nella gelida notte di quel bambino che nasce al freddo in una mangiatoia- e i primi a ricevere la Buona Notizia di una grande gioia – sono dei pastori.

Sono uomini marginali e disprezzati,“ultimi” dalla vita nomade e notturna: un po’ come gli zingari che oggi rovistano nei bidoni della spazzatura alla ricerca di qualche indumento e oggetto utile; o come i senza fissa dimora che dormono nelle nostre strade coperti da cartoni. Ma anche come i migranti sui barconi in balia delle onde, come i profughi ei rifugiati in continuo movimento alla ricerca di condizioni di vita più umane, come gli anziani soli dalle notti insonni.

Perché proprio e soltanto loro se ne accorgono?Perché le porte e i cuori chiusi degli abitanti di Betlemme e di ogni città contemporanea impediscono di sentire la buona notizia di una pace per tutti, così diversa dal refrain “lasciatemi in pace” di tanti, chiusi nel proprio individualismo.

I pastori invece, persone semplici e marginali, anche se impauriti non chiudono la porta:vivono con le menti e i cuori aperti, ancora capaci di stupirsi. In un mondo di sordi, sono donne e uomini in grado di ascoltare, di accogliere un messaggio che viene da fuori; sono persone umili (anche se non necessariamente povere), non orgogliose del proprio sapere. E per questo disponibili ad accogliere il nuovo che viene.

Se, come afferma il 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese “La paura impera e non c’è chi nella notte vede ed è in grado di guidare”, forse chi è oggi in ricerca – o in attesa di qualcuno o qualcosa che venga a interrompere finalmente le tempeste della violenza e della guerra, e a portare una luce in questo tempo di buio – può volgersi come i pastori nella direzione di quella Buona Notizia rivolta ad ognuno.

Buon Natale. Che lo sia davvero per tutti.

Mario De Finis
Mario De Finis
Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.
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