Cronaca

Napoli e i suoi parchi pieni di piccoli rifiuti: domina la plastica, boom di mozziconi

Undici parchi passati al setaccio, guanti e sacchetti alla mano, per una giornata di raccolta e catalogazione: alla fine i volontari di Legambiente Campania si sono ritrovati tra le mani 822 rifiuti, censiti uno per uno nell’ambito dell’indagine “Park Litter“. Tradotto in numeri concreti, significa circa sei rifiuti ogni dieci metri quadrati di verde pubblico napoletano.
Napoli non è una città che abbonda di spazi verdi, e quei pochi che ci sono restano tra i pochi luoghi pubblici dove ci si può sedere all’ombra, far giocare i bambini, portare a spasso il cane senza pagare un biglietto, e sapere come vengono trattati non è un dettaglio da poco.
A pesare di più sul conteggio sono le sigarette. Dei rifiuti trovati, 431 erano mozziconi: il 52,4% del totale, più di uno su due, un numero che dice molto su un gesto ripetuto migliaia di volte al giorno in città, quello di spegnere la sigaretta e lasciarla a terra, sull’erba o accanto a una panchina, come se fosse un’abitudine innocua ma non lo è. Il filtro, per la maggior parte, è fatto di materiali plastici che non si degradano con facilità, e nel tempo si spezzano in frammenti sempre più piccoli, capaci di finire nel terreno e, con le piogge, nei canali di scolo e nei corsi d’acqua. Francesca Ferro, alla guida di Legambiente Campania, indica proprio questo come il nodo del problema: il mozzicone non sparisce quando viene calpestato, si trasforma soltanto in qualcosa di più piccolo, e più difficile da rimuovere dall’ambiente.

Allargando lo sguardo all’insieme dei rifiuti censiti, la plastica arriva all’82% del totale, una percentuale che da sola basta a spiegare di cosa sono fatti davvero i parchi napoletani, sotto la superficie del verde. Dentro questa cifra rientra un po’ di tutto: frammenti troppo piccoli o rovinati per essere riconosciuti, che da soli sfiorano l’11%, incarti di merendine e snack, oggetti usa e getta e imballaggi come bottiglie e lattine, lasciati dopo un pranzo o un pomeriggio all’aperto. Carta, metallo e vetro restano invece categorie marginali, ben lontane dai numeri della plastica.
Ed è un dato che si ripete: la stessa proporzione tra plastica e resto dei rifiuti torna, quasi identica, in tutte le undici aree monitorate da Legambiente.

Un ultimo dato aiuta a capire dove nasce concretamente il problema: circa il 38% dei rifiuti si trova nei pressi di panchine, tavoli da picnic e cestini. Non negli angoli più nascosti del parco, quindi, ma proprio nei punti dove le persone si fermano per mangiare, fumare, passare un pomeriggio all’aperto con amici o famiglia. È lì che la piccola disattenzione di una persona, ripetuta da centinaia di altre nello stesso punto, finisce per trasformarsi in un cumulo difficile da ignorare.
Il dettaglio più interessante, però, è un altro: i cestini, in quei punti, ci sono già. Non parliamo quindi di persone che attraversano il parco senza sapere dove buttare un mozzicone o un incarto vuoto, ma di persone che il cestino ce l’hanno a due passi e scelgono lo stesso di lasciare tutto sulla panchina, sul tavolo, per terra accanto. Un comportamento che dice più dei numeri stessi: nei parchi napoletani non mancano i cestini, manca la voglia di fare quei due passi in più.
Per chi si occupa della manutenzione del verde pubblico, questo significa dover intervenire più spesso proprio nei punti che dovrebbero restare i più curati, quelli pensati per accogliere famiglie, bambini, chi porta il cane a spasso, invece che nei tratti più isolati e meno frequentati del parco. Le aree di sosta, insomma, finiscono per vivere un piccolo paradosso: più vengono usate, più rischiano di sporcarsi.
I numeri di “Park Litter” non raccontano una discarica a cielo aperto, ma qualcosa di più sottile: un accumulo lento, fatto di oggetti piccoli, che nessuno nota finché non li si conta tutti insieme.

Intanto un mozzicone alla volta, un incarto alla volta, undici parchi napoletani stanno perdendo pezzi della loro identità verde.

This post was published on Set 15, 2026 11:28

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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