Attualità

Napoli, caccia ai tesori archeologici dimenticati: nasce “Adotta un bene”

La storia archeologica del territorio napoletano non passa soltanto per i luoghi che ormai tutti conoscono e che ogni anno attirano migliaia di visitatori. Esiste un’altra Napoli, quella dei piccoli siti, delle strutture meno note, delle testimonianze che spesso restano fuori dai grandi itinerari turistici e che, proprio per questo, rischiano di essere conosciute soltanto da chi vive in quei territori.
È da questa parte meno raccontata del patrimonio che parte il progetto “Adotta un bene archeologico”, promosso dalla Città metropolitana di Napoli con l’obiettivo di riportare l’attenzione su quei beni che, pur avendo un valore storico e culturale, non sono ancora riusciti a entrare stabilmente nei circuiti turistici più frequentati.
L’iniziativa sarà presentata alla XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, in programma dal 29 ottobre al primo novembre 2026, un appuntamento importante per mettere in vetrina non soltanto i siti più conosciuti, ma anche quelle realtà locali che possono rappresentare una nuova occasione di sviluppo per i territori della provincia.
La Città metropolitana vuole utilizzare la partecipazione alla Borsa anche per mettere in contatto i 92 Comuni con associazioni, operatori culturali, imprese e realtà impegnate nel turismo, così da costruire una rete capace di dare nuova vita ai luoghi meno conosciuti.
L’idea è abbastanza quella di non limitarsi a dire che esiste un patrimonio nascosto, ma trovare qualcuno disposto a raccontarlo, promuoverlo e inserirlo dentro percorsi capaci di collegarlo alle destinazioni che già attirano visitatori.
Potranno entrare nel progetto parchi archeologici, Soprintendenze, associazioni, imprese, consorzi turistici, realtà dell’artigianato, pro loco, musei, gruppi folkloristici, artisti e soggetti che lavorano alla valorizzazione culturale del territorio.
A tutti viene chiesto di proporre idee e percorsi che permettano di vivere i luoghi in maniera diversa, puntando su un turismo più lento, sostenibile e soprattutto capace di coinvolgere le comunità locali. Perché un sito archeologico non dovrebbe essere soltanto qualcosa da fotografare e lasciare alle spalle, ma può diventare un punto di partenza per conoscere una storia, un quartiere, un paese, le tradizioni e le persone che ancora oggi vivono quei luoghi.
Le proposte dovranno essere presentate entro il 30 settembre 2026 e quelle selezionate avranno anche la possibilità di partecipare ai workshop e ai panel organizzati dalla Città metropolitana durante la manifestazione di Paestum
Abbiamo voluto creare, con il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi, uno spazio che sarà un luogo di incontro tra i Comuni che vogliono raccontare il loro patrimonio nascosto“, ha spiegato il vicesindaco della Città metropolitana Giuseppe Cirillo.
Non si tratta quindi soltanto di una vetrina, l’obiettivo è provare a trasformare luoghi oggi poco conosciuti in nuove tappe per chi arriva a Napoli e nella sua provincia, allargando un’offerta che troppo spesso finisce per concentrarsi sempre sugli stessi nomi
Pompei, Ercolano, il centro storico di Napoli e gli altri grandi attrattori continueranno naturalmente a rappresentare una parte fondamentale del turismo, ma intorno a queste destinazioni esiste un territorio molto più ampio che conserva tracce di epoche e vicende ancora tutte da raccontare.
Ed è proprio qui che il progetto prova a intervenire, andando a cercare quei beni rimasti ai margini e mettendoli in relazione con chi può contribuire a renderli accessibili e conosciuti.
La sfida sarà capire se dalle manifestazioni di interesse arriveranno proposte capaci di superare la semplice promozione e costruire veri itinerari, perché il patrimonio nascosto, per diventare una risorsa, ha bisogno di essere aperto, raccontato e soprattutto inserito dentro una rete che lo renda parte di un viaggio.
Napoli e la sua provincia, del resto, non hanno certo bisogno di inventarsi una storia. Ne hanno già fin troppa, spesso ancora sepolta sotto la polvere, dietro un cancello o semplicemente fuori dalle mappe turistiche più battute. Il progetto “Adotta un bene archeologico” prova a partire proprio da lì: da ciò che ancora non tutti conoscono, ma che potrebbe diventare il prossimo pezzo di territorio da scoprire

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