Napoli, al via l’eliminazione di murales e altarini della camorra: c’è anche quello del baby boss Emanuele Sibillo

Tra i 40 casi di murales e altarini riconducibili alle simbologie, a fatti persone e contesti di matrice camorristica, che dovranno essere eliminati a Napoli, anche la statua del baby boss della “Paranza dei bambini” a Forcella.

Sono 40 al momento i casi di murales riconducibili alle simbologie, a fatti persone e contesti di matrice camorristica. Tra questi non compare però quello dedicato ad Ugo Russo, baby-rapinatore dei Quartieri Spagnoli, ucciso da un carabiniere fuori servizio, durante un tentativo di rapina. A Russo, nel suo quartiere, è stato dedicato un murale sul quale compare la scritta ‘Verità e giustizia’.

La decisione di rimuovere questi altarini è stata presa dal comitato ordine e sicurezza pubblica che si tiene settimanalmente in prefettura, al quale hanno preso parte i vertici territoriali delle forze dell’ordine, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, la procura generale presso la Corte d’Appello. La decisione del comitato è stata condivisa da tutti i presenti e l’individuazione dei 40 casi si è resa possibile sulla base di una ricognizione che la procura aveva chiesto al comando provinciale dei carabinieri, alla squadra mobile di Napoli e alla polizia municipale.

Sono state fatte ricostruzioni dei legami che esistono tra i manufatti e i contesti di criminalità organizzata. Tra questi anche quello di Luigi Caiafa, minorenne morto in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine durante un tentativo di rapina, che è stato già rimosso, ma soprattutto quello di Emanuele Sibillo, considerato il capo della cosiddetta ‘Paranza dei bambini’, gruppo criminale attivo nel centro storico di Napoli, ucciso nel 2015.

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