Il brano della cantautrice Ilaria Taglialatela Scafati è prodotto da Nando Misuraca per Suono Libero Music. Il videoclip, diretto da Claudio D’Avascio, è stato girato tra Castel Volturno e il Casino Vecchio di San Leucio.
Si intitola “Diana” il nuovo singolo di Janara, in uscita domani, venerdì 16 ottobre 2026. Il brano della cantautrice Ilaria Taglialatela Scafati è prodotto da Nando Misuraca per l’etichetta e le edizioni Suono Libero Music, con gli arrangiamenti curati da Mike Sorrentino.
Nel nuovo lavoro le radici della musica popolare napoletana incontrano una scrittura intima ed essenziale, che affronta la vulnerabilità, la paura della perdita e quelle emozioni che spesso restano nascoste.
Il brano nasce da un’esperienza personale vissuta dalla cantautrice sulla spiaggia di Castel Volturno, nel momento in cui ha compreso che le condizioni di salute del padre stavano peggiorando.
«Questo brano nasce sulla spiaggia di Castel Volturno, nel momento esatto in cui ho capito che mio padre non stava più bene», racconta Janara. «È stato un istante di profonda paura che ha trovato nella musica una possibilità di espressione e condivisione. Volevo dare forma alla solitudine, alla rabbia, al vuoto e a tutte quelle emozioni che spesso si preferisce tenere nascoste».
La musica diventa così uno spazio nel quale affrontare le proprie fragilità. «Fin da piccola ho sempre intrecciato parole e melodie per dare senso alle cose che mi mettevano paura, ma anche alle emozioni più forti. L’ho fatto sempre un po’ nascosta, vergognandomene, proprio come una janara», spiega ancora l’artista.
«Vorrei che questo brano parlasse a chi vive questi stati d’animo: tutte le mie canzoni tendono a viaggiare in modo circolare, proprio per creare uno spazio rassicurante in cui tirare fuori questo buio. Diana ne è un esempio perfetto».
Anche il nome d’arte scelto da Ilaria Taglialatela Scafati richiama l’immaginario popolare. Janara rimanda infatti al bisogno dell’uomo di costruire storie, riti e superstizioni per confrontarsi con ciò che incute paura.
Un riferimento che diventa, nella ricerca della cantautrice, un ponte tra tradizione e vissuto personale, con l’obiettivo di stabilire un contatto diretto con chi riconosce nelle sue canzoni emozioni e fragilità simili.
Ad accompagnare “Diana” c’è anche il videoclip diretto da Claudio D’Avascio, con la partecipazione della ballerina padovana Michela Furin.
Le riprese attraversano due luoghi scelti per il loro valore simbolico: la spiaggia di Castel Volturno, dove è nata l’idea della canzone, e il Casino Vecchio di San Leucio, storica residenza borbonica.
Nella visione dell’artista, gli spazi diventano parte del racconto della perdita e di una bellezza segnata dal tempo, mettendo in relazione la dimensione personale della canzone con quella del territorio.
Nata a Napoli in una famiglia lontana dagli ambienti artistici, Janara ha costruito gradualmente il proprio rapporto con la musica, imparando a suonare per accompagnare la propria voce.
Tra i primi a credere nel suo percorso c’è Gianni Mobilya, con il quale inizia a esibirsi nelle danze popolari e nella rivisitazione del repertorio napoletano. Nel suo percorso formativo diventano punti di riferimento anche Sergio Caruso e Margaret Iauario.
Per circa sette anni condivide con Gianni e i Tammurriata Band un’esperienza tra canto, danza e concerti, fino a trovare lo spazio per proporre anche le proprie composizioni.
Il successivo trasferimento in Scozia per un dottorato in psicologia apre una nuova fase: entra nelle Italian Folk Connection, collettivo impegnato in corsi e workshop di musica popolare tra Nord e Sud Europa, e collabora con Badwills e Amaraterra.
Nel 2019 partecipa inoltre alla nascita dei NescioNomen, progetto folk-jazz formato da musicisti espatriati, il cui debutto viene poi rallentato dalla pandemia prima del ritorno dell’artista in Italia.
Le sue influenze attraversano diverse anime della musica napoletana e meridionale, da Enzo Gragnaniello, Pietra Montecorvino, Carlo Faiello, Peppe Barra, Eugenio Bennato, Musicanova e Teresa De Sio fino alle sperimentazioni di Meg e 24 Grana, passando per Rosa Balistreri.
Con “Diana” Janara prosegue così una ricerca personale che intreccia memoria, appartenenza, tradizione popolare e scrittura contemporanea.
This post was published on Ott 15, 2026 15:12
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