martedì, Giugno 15, 2021
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Lettera di un poliziotto ai suoi figli: in memoria di Pasquale Apicella

Ciao amori miei,

è il vostro papà che vi scrive. Lo so, intorno a voi tutti piangono e voi non avete ancora capito il perché. Tutto sembra strano adesso. Cataleya, tu sei piccolina, sei venuta al mondo da pochi giorni e tutto per te è nuovo o strano. Non hai conosciuto che l’odore di me. Qualcosa te l’ha raccontato il mio petto, sul quale hai dormito. Thiago, tu piccolo mio di me sai tutto, perché tutto hai capito, anche se poco ti ho raccontato. Tu conosci le mie carezze, il mio solletico ce l’hai stampato su tutto il corpo, da sotto i piedini fino alla base del collo. Tu conosci ogni variazione delle mia voce, come cambia quando ti chiamo e quando ti sgrido. Ti ho chiamato pure ieri, sai, ma sono contento che non mi hai sentito. Tu conosci i giochi che ci siamo inventati e le mille voci che davo ai tanti giochi. Tu conosci l’attesa di me ed è questa la parte peggiore. Perché forse mi stai aspettando ancora e non vedi l’ora che io torni a casa. Ma non tornerò amore mio, non tornerò più. Quando sarai grande ti spiegheranno come sono morto e forse sarai orgoglioso di me. Ho fatto il mio dovere, nulla di più, ma quando sarai grande spero che tu capisca che “fare il proprio dovere” è la cosa più importante di tutte ed è quello che tutti dovremmo fare. Io spero che tu faccia il tuo dovere, sempre. Iniziando da oggi. Fai il tuo dovere e racconta alla tua sorellina delle mie carezze e della mia voce, mappale il solletico come se fosse il mio dito a disegnarglielo. Fai le voci buffe come io le facevo con te. Insegnale i nostri giochi.
Vi amo più della mia vita e quindi non smetterò di amarvi dopo aver smesso di vivere. Ci sarò, in qualche modo, in qualche luogo. Ti sembrerà un filo di vento, ma sarò io ad accarezzarti. Ti sembrerà un sogno, ma sarò io a parlarti. Ti sentirai solleticare e sarò io che ricalcherò i giorni felici. Ci sarò amori miei, oggi e domani e per sempre. Quando dormirete, io sarò seduto ai piedi del vostro lettino e conterò ogni vostro respiro. I mostri li terrò lontani io, tranquilli. Diventerete grandi e forti e quando succederà ricordatevi che siete stati bambini, che siete stati i miei bambini. Sorridete ed io sorriderò, ma quando piangerete io sarò di fronte a voi e proverò ad asciugarle con il fiato.
Fate i bravi, ascoltate la mamma, che da oggi dovrà moltiplicare per due i propri sforzi. Perdonatela se sarà meno allegra per un po’.
Adesso devo andare.
Ci pensate? Che bello! Adesso vi posso abbracciare.
Non vi lascerò mai più.

 

di Ivan Luigi Antonio Scherillo.

Lettera di un poliziotto ai suoi figli: in memoria di Pasquale Apicella
Redazione Desk
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