di Sara Di Somma
I messaggeri della buona novella hanno incontrato, ieri pomeriggio, i giovani e meno giovani di Scampia per condividere le loro esperienze di vita, di fede, di resistenza e speranza nel centro e nelle periferie di Napoli. Una città che, come una medaglia, mostra una doppia faccia, ma di cui spesso riusciamo a vedere soltanto il rovescio. “La complessità non è mediocrità”, lo ha ricordato la dirigente della scuola Carlo Levi Rosalba Rotondo, in apertura dell’incontro ospitato dalla sua scuola per la presentazione del libro di Ilaria Urbani “La buona novella. Storie di preti di frontiera”, e lo hanno sottolineato gli interventi dei giovani di Scampia che hanno dialogato con gli esponenti della chiesa intervenuti al dibattito.
Alcuni dei tredici preti intervistati da Ilaria Urbani – ai quali non piace essere definiti di frontiera: “siamo preti e basta” ha sostenuto don Antonio Loffredo, parroco nel rione Sanità – hanno discusso temi delicati ed attuali, provando ad annullare quella afasia che il gesuita Domenico Pizzuti lamenta in ambito religioso.
La situazione delle carceri è stata affrontata da don Franco Esposito, cappellano nel carcere di Poggioreale, che ha sottolineato con forza l’esigenza di sensibilizzare l’opinione pubblica, prima che le istituzioni preposte, alla ricerca di soluzioni alternative al carcere: “il carcere in Italia non è umano e non è cristiano. Mi piace parlare di redenzione, più che di rieducazione perchè nell’incontro con l’altro il detenuto ritrova l’umanità” che appare agli occhi del cappellano come l’unica via per accedere al desiderio di cambiamento e alla presa di coscienza del male commesso attraverso la condotta delinquenziale. Il sovraffollamento dei penitenziari è stato oggetto di discussione anche nell’intervento di padre Carlo De Angelis che, a Miano, dedica il suo servizio ai tossicodipendenti che costituiscono una larga fetta di detenuti italiani. Di economia per il bene comune e terzo settore si è parlato con don Antonio Loffredo, di apertura al sacerdozio femminile con padre Domenico Pizzuti, di rifiuti tossici ed impegno per il territorio con don Aniello Manganiello.
“Quando sono arrivato a Scampia mi faceva arrabbiare il silenzio della gente di fronte alle vessazioni subite” ha concluso don Aniello: forse, infatti, è giunto il momento di smettere di tacere, di alzare la voce su questioni che riguardano la collettività e il bene comune sulle quali la Chiesa, come i cittadini campani, ha il dovere di pronunciarsi.
11 ottobre 2013
This post was published on Ott 11, 2013 11:30
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