sabato, Ottobre 1, 2022
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Gigi Agnano e la nascita di una rivista che si offre come supporto ai lettori: “La Librellula”

Gigi Agnano è il fondatore e direttore di “La Librellula”, rivista di informazione libraria della libreria IoCiSto, situata nel cuore del Vomero.

Gigi Agnano è il fondatore e direttore di “La Librellula”, rivista di informazione libraria della libreria IoCiSto, situata nel cuore del Vomero. Nata dalla passione per la lettura e la sua condivisione, “La Librellula” si propone come guida per il pubblico nella navigazione tra classici e nuove uscite nell’ambito letterario.

La Librellula è la rivista d’informazione libraria di IoCiSto. Come è stata ideata?

Innanzitutto ti ringrazio per l’attenzione. IoCisto, come molti napoletani sanno, è una libreria indipendente ed un’APS, ovvero un’Associazione di Promozione Sociale. E’ – come si dice – un “presidio culturale” particolarmente vivace, integrato nel quartiere e, aggiungerei, nella città; una comunità di soci volontari che, in questi otto anni di vita, ha fatto e continua a fare un lavoro straordinario per la promozione del libro e della cultura. La rivista è nata per dare un contributo proprio in tal senso: stimolare il lettore, incuriosirlo, aggiornarlo sulle “novità” senza trascurare i “classici”, con l’ambizione di fornire una bussola per orientarsi nell’intricato panorama editoriale italiano. A marzo 2021 è uscito il primo numero del nostro mensile che oggi raggiunge, via mail, circa duemila iscritti. Più precisamente, duemila lettori, ovvero persone che in qualche modo sono entrate in contatto con la libreria come soci o come clienti. E a questi soci e clienti vogliamo parlare, con la passione che contraddistingue IoCiSto, esclusivamente di quello che ci piace, facendo un’accurata selezione delle nostre proposte.

Quale pensi che sia oggi il panorama letterario? Hai notato delle particolari tendenze nelle scelte editoriali o nei gusti dei lettori?

Dando uno sguardo alle classifiche di vendita, penso che possiamo farci un’idea: i gialli resistono all’attacco del romanzo storico e c’è il fenomeno nuovo delle graphic novel. C’è spazio poi per scrittori, più spesso giornalisti, di “denuncia”, alla Saviano, “impegnati” su temi come l’immigrazione, la criminalità, ecc… Rispetto al mesozoico della mia adolescenza, per fortuna, ci sono molte più donne che hanno successo, generalmente con storie intime, di orgoglio femminile, ecc… Insomma, se mi perdoni la semplificazione, mi sembra che, in Italia, fondamentalmente si producano e siano apprezzati due tipi di libri: quelli d’intrattenimento e quelli d’impegno. I due generi spesso si strizzano l’occhio, si “contaminano” per ammiccare al grande pubblico delle produzioni televisive. Voglio dire, con un pizzico di dispiacere, che, tra la letteratura d’intrattenimento e quella d’impegno, mi sembra che a farne le spese sia la letteratura. Si pubblicano troppi libri sciatti, superficiali e agli autori viene richiesto di essere prima di tutto dei performer, dei giornalisti d’assalto, degli influencer e poi degli scrittori. Poi, per carità, non mi fraintendere, leggo volentieri sia De Giovanni che Saviano o la Ferrante e mi piace tantissimo Zerocalcare. Mi chiedo solo se da noi, con la nostra editoria, sarebbero emersi scrittori, tanto per riferirci ai nostri vicini francesi e per fare due nomi di successo, come Houellebecq o Carrére.

In un mondo digitalizzato, La Librellula si presenta in versione online, ma lo scorso Dicembre ha visto pubblicato anche il suo primo numero cartaceo. Perché questa scelta?

Be’, forse innanzitutto per curiosità. La Rivista online ha il formato di una corposa newsletter (ci si può iscrivere dal sito della libreria); è gratuita e, come ti dicevo, entra in quasi duemila case. Dopo dieci mesi, volevamo

vedere quante persone si sarebbero mosse dalle proprie poltrone per venire in libreria ad acquistarne una copia. La buona notizia è che il riscontro è stato ottimo, siamo andati al di là delle più rosee previsioni, tanto da prevederne ulteriori uscite, magari con cadenza semestrale. Poi la carta è la carta. Ne subiamo ancora il fascino. Forse volevamo ribadire che continuiamo a preferire la stampa a qualsiasi formato elettronico.

La lettura permette di viaggiare con la mente e sviluppare nuovi pensieri. Cosa rappresenta per te, da lettore, un libro?

Oddio, io ho avuto la fortuna di crescere in una casa con tantissimi libri e ho sempre letto parecchio. In quasi tutte le immagini che mi ricordano mio padre c’è un libro o una pila di libri. La stessa cosa succede a me: di ogni periodo della mia vita saprei dirti quale libro stavo leggendo. Magari la trama non me la ricordo, ma il contesto in cui leggevo “quel determinato libro” me lo ricordo perfettamente. Per restare alla metafora del viaggio, in un libro credo di cercare, più che il “non visto”, il “non udito”. Diciamo che, banalmente – ma mica tanto -, leggendo un libro voglio sentirmi dire cose che non mi sarei mai immaginato di pensare, a costo anche di rimanerci un po’ male. I grandi romanzi ti destabilizzano sempre un po’, non è così?

I giovani sono stati spesso accusati di non leggere abbastanza, in particolare perché bombardati dall’immediatezza fornita dagli smartphone, eppure sembra che questa discussione sia andata con il tempo scemando. Pensi che sia perché l’accusa fosse infondata dal principio o hai notato un incremento di giovani lettori?

Sicuramente mi sbaglio, ma a me sembra che i giovani leggano come in passato. Forse anche di più. Peraltro dagli smartphone si può leggere comodamente. Il problema è “cosa” leggono. Ma questo vale anche per gli adulti. E non credo che troviamo risposte nelle statistiche a nostra disposizione. Voglio dire che abbiamo dettagliate statistiche, ma sono sempre solo statistiche relative alle vendite. Sappiamo per esempio che, con la pandemia, si sono venduti più libri, ma, nel contempo, che il numero dei cosiddetti “lettori forti” in Italia è rimasto negli ultimi anni sostanzialmente lo stesso. Cioè, chi comprava libri, dovendo stare di più in casa, ne ha comprato qualcuno in più. Il dato davvero sconfortante – che sperimentiamo ogni giorno, che non ha bisogno di statistiche e che implica il “cosa” si legge e non il “quanto” – è quello sull’analfabetismo funzionale, che credo riguardi tutta la nostra società e non lo imputerei solo al fatto che i giovani apparentemente entrino meno in libreria. Certo, se si facessero vedere un po’ di più, sarebbe un buon segno…

Quale pensi che sia il ruolo della lettura nella formazione morale dei singoli individui? E ritieni che possa aiutare i lettori di oggi a prevenire, nel domani, una replica degli errori del passato?

Dopo gli eventi di queste ultime settimane non lo so più, davvero. Ovviamente vorrei dirti di sì. Anzi, visto che sei giovane e io non più tanto, ho l’obbligo di dirti che “leggere aiuta ad evitare gli errori del passato”. Un paio di mesi fa ti avrei risposto così con molta convinzione. In questi giorni mi sono chiesto se Putin avesse mai letto Tolstoj o Dostoevskij. Tolstoj, per esempio è un antesignano di tutti i movimenti pacifisti, prima ancora di Gandhi. Lo sa Putin? Se avesse letto Tolstoj o Dostoevskij avrebbe mai ipotizzato di bombardare l’Ucraina o magari persino Odessa? Quell’83% di opinione pubblica russa che lo sostiene li ha letti? E li ha capiti?

Emilia Della Rotonda
Emilia Della Rotonda
Da sempre appassionata di scrittura. Amante del mondo, della cultura e della creatività in tutte le sue forme. Studentessa di Lingue e culture comparate.
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