“Io non ho commesso l’omicidio, sono state dette troppe falsità su di me. È vero, sono un ladro ma la bambina non l’ho mai toccata“. Senza mai nominare Fortuna Loffredo (‘Chicca’), Raimondo Caputo, detto Titò, imputato nel processo per la morte della bimba di sei anni gettata tre anni fa dell’ottavo piano di un edificio di Parco Verde a Caivano (Napoli), si rimette alla “clemenza” della corte nelle ultime dichiarazioni spontanee rese ai giudici della quinta sezione della Corte d’Assise prima del loro ritiro in camera di consiglio. La sentenza è attesa nel primo pomeriggio.
Caputo si dice vittima di un complotto ordito ai suoi danni perché lì, al Parco Verde, afferma, “sono straniero“, riferendosi al fatto che quando Fortuna, detta Chicca, morì lui non risiedeva nel complesso residenziale. Quindi torna ad attaccare l’ex compagna Marianna Fabozzi, anch’essa imputata per non avere evitato gli abusi sessuali danni di due delle sue tre figlie commessi da Caputo.
This post was published on Lug 7, 2017 15:11
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