Mentre la tassa regionale annuale per il diritto allo studio ha raggiunto l’esorbitante cifra di 142 euro, mentre la tabella delle fasce di reddito, in base alle quali viene deciso l’importo delle tasse universitarie, non viene aggiornato da anni, mentre le borse di studio non sono sufficienti, mentre la stragrande maggioranza del lavoro precario universitario frutta ma non viene pagato, i baroni e i privilegiati dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” indicono un bando previsto dalla legge per rimpinguare le tasche per tutti coloro che sono tutelati da un contratto a tempo determinato. Ben presto, ma a richiesta, grazie al rettore Gaetano Manfredi, 2.037 professori, ricercatori e assistenti con contratto a tempo indeterminato, potranno richiedere un bonus fino a diecimila euro in busta paga.
Potranno accedere a quest’ultimo soltanto i soggetti più meritevoli ed è qui che vige il dilemma e lo scandalo: crediamo ancora che il merito sia meritocratico? «Via» l’acronimo che indica la Valutazione Individuale di Ateneo, ovvero il regolamento che, a differenza degli atenei del resto d’Italia, contempla più voci e parametri per stabilire i soggetti meritevoli, è la nuova trovata dei baroni per trasfigurare le loro operazioni agli occhi dei più deboli.
Tra i criteri di valutazione su richiesta abbiamo: l’attività didattica, l’attività di ricerca, le abilità gestionali, dei professori, dei ricercatori e degli assistenti a tempo indeterminato. L’unico macro-indicatore, in base al quale gli altri atenei italiani stabiliscono i bonus, alla “Federico II” si fa in tre per la crema universitaria e chi già è tutelato si ingrassa a scapito dei precari dell’insegnamento e della ricerca, come degli studenti, che non hanno mai visto un euro in questi anni, anzi, alcuni di loro continuano a fare ricerca senza alcuna borsa di studio o rimborso spese.
Il bando scade il 30 gennaio e continuerà a foraggiare chi già Galileo Galilei definiva polemicamente “gli stimati migliori”. Ricordiamo che il merito spesse volte si calcola in titoli e pubblicazioni, la maggior parte dei quali è possibile ottenere solo da chi dispone già di capitali da investire in tal senso. In altre parole i ricchi o gli agiati possono essere meritevoli; i disabili, i disoccupati, i lavoratori sottopagati, i precari e chiunque sfugge da qualsiasi ombrello di tutele, per quanto provvisti di talento, rimangono non meritevoli.
This post was published on Gen 14, 2015 14:06
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