family day

Family Day: Family Why?

Il Family Day secondo il nostro corrispondente da Berlino, Khan Akis.

Questo weekend a Berlino ha piovuto più del dovuto.

Quella pioggia tipica del nordeuropa, che per via del vento ti viene dritta in faccia in senso orizzontale come l’acqua nebulizzata dello spruzzino durante la tintarella estiva invece di caderti in testa verticalmente sotto forma di belle gocciolone sovrappeso. Per quest’ultime basta l’ombrello, contro le prime invece non c’è difesa.

E quindi il sabato è scivolato via tranquillo all’interno delle quattro mura domestiche, tra una passata di aspirapolvere e una partita a carte, tra una lucidata di mattonelle e un reportage televisivo sul Family day.

Pensa te, tutto ‘sto casino introduttivo per poter fingere di parlare del Family Day come fosse un fatto casuale. Ma non era meglio cominciare dicendo: “Ho visto il Family Day in tv e mi è venuta l’ernia iatale dopo due minuti“…?

Prima di tutto vorrei dire una cosa: io al Circo Massimo ci ho lavorato. No, non guidavo le bighe, non sono così vecchio, però in qualità di tecnico audio ho avuto l’opportunità di presenziare a ben due feste dello scudetto di fine millennio, quella biancoazzurra e quella giallorossa. Quella country e quella western, direbbe Bob del Country Bunker. E comunque vi posso assicurare che nel Circo Massimo ci entrano Massimo Circa duecentomila bipedi umani di varie dimensioni. Quattrocentomila, va’… se proprio li vogliamo mettere tutti a copulare contemporaneamente. Ma non credo che questo sia stato il caso del Family Day. Per quanto, almeno un Meloni è uscito rosso.

La sto prendendo alla lontana perché altrimenti mi sale l’embolo e mi si gonfia la vena sul collo. Perché in Europa esistono città dove incontrare coppie dello stesso sesso con bambini al seguito non è il risultato di una politica che asseconda le stramberie di eccentrici omosessuali benestanti, è semplicemente una cospicua variabile sul tema “adulti che formano bambini”. Ed è cospicua perché accettata, e non il contrario.

Perché in Europa esistono città dove gli asili nido sono attività più frequenti delle panetterie e sono proprio loro a bussarti alla porta perché tu possa decidere quale ti piace di più, e non il contrario.

Perché in Europa esistono città dove i contributi post parto durano 18 mesi e le donne non rischiano di perdere il posto appena hanno due mesi di ritardo.

Perché in Europa esistono città dove il congedo parentale di un anno consente ad un genitore di stare a casa con il proprio figlio percependo il 67% del reddito.

Perché in Europa esistono città dove gli impianti sportivi, le aree di gioco per i bambini e persino un aeroporto in disuso non si toccano, fintanto che qualcuno vorrà andarci a pattinare con il proprio figlio.

Perché in Europa esistono città che hanno investito tutto sull’educazione da impartire agli uomini e alle donne del futuro, senza ridicole adunate del fine settimana.

Lo so cosa state pensando, che per esempio questi tedeschi parlano parlano e poi fanno le macchine che sputano veleno e finiscono per “cacare in terrazzo”. Ma non è colpa loro, è proprio che con il gas hanno un amore a prima vista. Così come non è colpa nostra se in Italia c’è sempre quell’atmosfera da quadretto natalizio, da famiglia sacra.

E non è colpa nostra se ci sono i profeti Giovanardi, Gasparri e Formigoni che preferiscono incentivare l’educazione dei preti, magari nella penombra della sagrestia. Se a presiedere il governo c’è un ex bambinello, e le finte madonne tessono alleanze con le opposizioni. In Parlamento ci sono più vacche che buoi e gli asini si sprecano e questo fa parte della creatività tutta italiana.

Ma siamo veramente sicuri che non sia colpa nostra?

Ecco, il mini sfogo pare abbia fatto effetto, l’embolo è sparito e anche questa volta ho scongiurato l’ictus. Che se sposto l’accento alla napoletana fa pure rima con Tschuess. Bis bald.

Khan Akis