Politica

E se l’America fosse rimasta una colonia? Appunti semiseri da un presente alternativo

Se l’America non si fosse mai liberata dall’Inghilterra ??

Immaginiamo per un attimo che nel 1776 qualcuno abbia detto: “Ma chi ce lo fa fare?”
Niente Dichiarazione d’Indipendenza, niente Boston Tea Party, niente George Washington con la parrucca bianca. Gli Stati Uniti restano una tranquilla, ordinata e orgogliosa colonia dell’Impero britannico e, dopo aver fatto due conti, decidono che ribellarsi è troppo faticoso.

Oggi, probabilmente, l’America sarebbe un enorme Commonwealth con accento texano e regole inglesi: tè alle cinque a New York, il re sul dollaro — anzi, sulla sterlina — e un Congresso che discute animatamente ma chiede comunque il permesso a Londra prima di alzare la voce.

Oggi gli Stati Uniti forse sarebbero probabilmente un posto meno isterico. Non migliore, attenzione, solo meno convinto che ogni problema globale si risolva con un tweet, una bandiera gigante e un muro.

Niente sogno americano, ma un dignitoso “sogno protocollare”, fila ordinata, sarcasmo raffinato e una certa diffidenza verso chi parla troppo forte.

Trump o Sir Donald?

Voi mi chiederete: e Donald Trump? In questa realtà alternativa sarebbe forse un eccentrico lord del New Jersey, con castello, tweed e una collezione di titoli onorifici autoassegnati (vedi Nobel).

Probabilmente verrebbe tollerato con la classica freddezza britannica: “Very interesting, Sir Donald. Now please sit down”

Ma il punto, ahimè, è proprio questo: con o senza Trump, l’America di oggi è figlia di quella scelta di ribellarsi. La rivoluzione non ha solo rotto un legame politico, ha creato un carattere nazionale.

Rumoroso, eccessivo, convinto che tutto sia possibile e che ogni problema si risolva gridando un po’ più forte del vicino o intervenendo, sempre e comunque, ritenendosi custode della libertà nel mondo e, così facendo, violando spesso le libertà degli altri. Un vero cortocircuito esistente dal dopoguerra fino ai giorni nostri.

Ma la verità è che Trump non è un incidente della storia. È la conseguenza diretta di quella scelta di indipendenza, l’idea che l’America debba sempre fare da sola, parlare più forte di tutti e diffidare di qualunque forma di limite legale, culturale o umano.

Trump non è un’anomalia, è un prodotto. È la versione XXL di una cultura che premia l’individualismo, il successo ostentato, la semplificazione brutale dei problemi complessi.

Se non ci fosse lui, forse ce ne sarebbe stato un altro. Magari con meno capelli, ma con la stessa idea di fondo.

Come si presenterebbe l’America

Se l’America fosse rimasta colonia, forse sarebbe più sobria.

Meno armi, più regole, meno slogan. Meno “Make America Great Again”, più “God save the King”

Meno cowboy, più funzionari. Meno “law and order”, più diritto applicato in silenzio.

Ma non sarebbe l’America. Sarebbe qualcos’altro. Più educato, forse. Più stabile, magari. Sicuramente meno caotico.

Ma non sarebbe l’America. Sarebbe un Paese che accetta i limiti e l’America, per definizione, non li accetta.

Per questo, con o senza Trump, l’America resterà così, convinta che la forza sia sempre una virtù, che il confine sia un palcoscenico e che la storia sia qualcosa da piegare, non da studiare.

L’indipendenza l’ha resa libera. E allora, nel bene e nel male, l’America è esattamente ciò che ha scelto di essere nel 1776, una nazione che non chiede permesso, nemmeno a se stessa. Trump o non Trump.

E l’ICE??

E l’ICE, vi starete chiedendo ?? In un’America ancora colonia, l’ICE non esisterebbe così com’è. Non ci sarebbe bisogno di un’agenzia ipermuscolare che pattuglia confini, aeroporti e quartieri come se fossero zone di guerra.

Ci sarebbero uffici, moduli, controlli noiosi. Roba poco televisiva, ma molto efficace.

Trump non ha inventato l’ICE come simbolo ma l’ha solo usata, amplificata, trasformata in bandiera identitaria.

Ogni operazione viene raccontata come un’azione militare.

Ogni arresto come una vittoria.

Ogni rimpatrio come una prova di forza.

Il linguaggio è sempre lo stesso: crackdown, raid, zero tolerance. Parole che non spiegano nulla, ma fanno rumore e il rumore, in America, è comunicazione

This post was published on Feb 2, 2026 16:35

Giovanni Copertino

Napoletano da sempre, giornalista per passione e avvocato per vocazione. Cofounder di Road Tv Italia, sempre pronto a prendere telecamera e microfono. Ma non chiedetemi di montare un video! Buon streaming a tutti

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