E’ morto Alberto Musy dopo 19 mesi di coma

Avvocato Gianpaolo Zancan: l’accusa cambia, da tentato omicidio a omicidio volontario premeditato

di Redazione

Alberto Musy avvocato, docente di diritto e consigliere comunale del Terzo Polo è morto questa mattina dopo 19 lunghi mesi di coma in seguito all’attentato che gli è stato teso nel cortile di casa in via Barbaroux nel torinese, il 21 marzo 2012.

L’aggressore, un uomo con casco integrale da centauro in testa e addosso un lungo impermeabile, attese che la vittima rientrasse a casa e gli sparò contro sei proiettili calibro 38, ma non riuscì ad ucciderlo. Il consigliere fu ferito ad un braccio, alle spalle e alle scapole, e riportò un esteso ematoma nella parte destra del cervello. Le sue ultime parole prima di entrare in coma furono: “è stato un uomo di 40 anni…”

Antonio Manganelli, l’allora capo della polizia disse: “è un episodio inquietante, indaghiamo a tutto campo”, ma con il passere del tempo la pista politica si affievolisce. La svolta si è avuta nel mese di gennaio scorso quando è stato fermato un uomo di origini calabresi definito “faccendiere dall’indole violenta e vendicativa” Francesco Furchì che a dire del pm Roberto Furlan nutriva un grande rancore nei confronti del Musy per alcune offese che avrebbe ricevuto dal consigliere, in quanto non avrebbe assecondato alcune richieste di Furchì.

Attualmente il faccendiere è ancora in carcere e proprio questa mattina avrebbe dovuto svolgersi l’udienza in cui l’imputato doveva essere ascoltato in aula. “Adesso l’imputazione dovrà cambiare”, ha affermato il legale di parte civile per i familiari di Alberto Musy, Gianpaolo Zancan: “da tentato omicidio a omicidio volontario premeditato. Un reato punito con l’ergastolo”.

23 ottobre 2013

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