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Denuncia infiltrazioni della camorra in appalti pubblici, ma non viene protetto. La richiesta d’aiuto di Gennaro Ciliberto

di Redazione

E’ un testimone di giustizia, ma non è protetto dallo Stato nonostante abbia contribuito ad aprire ben cinque inchieste per infiltrazioni camorristiche nell’edilizia pubblica, attentato alla sicurezza dei trasporti e falsità in atto pubblico commesso da pubblici ufficiali. Si tratta di Gennaro Ciliberto che, dopo due anni di denunce, testimonianze ed indagini, si definisce “un morto che cammina”.

Ha denunciato i suoi ex datori di lavoro, per i quali era capo della sicurezza in diversi cantieri edili: si era accorto che troppo spesso i lavori – tutti appalti pubblici, in particolare lavori alla rete autostradale – erano mal eseguiti ed ha scoperto un giro di tangenti ed infiltrazioni di camorra che, da buon cittadino, ha scelto di denunciare alla Dia.

Da allora, il programma di protezione che, per diritto, dovrebbe tutelare i testimoni di giustizia non è stato ancora attivato e l’abbandono in cui il napoletano è precipitato a causa dell’assordante silenzio dello Stato, lo ha spinto a proteste più o meno silenti: scioperi della fame, accampamenti al Viminale e, da qualche giorno, una petizione sul sito change.org, in cui chiede ad altri cittadini onesti come lui di sostenerlo nella difesa dei propri diritti. “Denunciare è un dovere – scrive Gennaro – ma essere difesi è un diritto ed è un dovere dello Stato”, che invece lo lascia ad aspettare i tempi biblici della burocrazia e ad affrontare da solo le minacce di morte, lo costringe ad abbandonare la propria casa e la propria famiglia nel timore di mettere in pericolo moglie e figlio, insomma lo rende isolato e latitante: manco fosse lui il camorrista di turno.

9 dicembre 2013

This post was published on Dic 9, 2013 19:39

Redazione Desk

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