Cultura

Da Metastasio a Mario Persico, la musica che Napoli rischiava di dimenticare

Ci sono storie che non scompaiono davvero. Restano nascoste dentro un archivio, in una lettera mai più letta, in una fotografia, in una partitura coperta dalla polvere. Aspettano qualcuno disposto a cercarle.

È anche da qui che parte il percorso di Luca Lupoli e Olga De Maio. Un lavoro che negli anni ha messo insieme musica, ricerca, documenti e divulgazione e che nell’estate 2026 trova una nuova tappa con la pubblicazione dell’edizione ampliata e approfondita di Mario Persico e la sua produzione operistica.

Non una semplice ristampa del volume pubblicato in precedenza, la nuova edizione nasce da una ricerca che nel frattempo è andata avanti, riportando alla luce nuovi documenti, testimonianze, fotografie, carteggi e soprattutto le partiture autografe del compositore napoletano. Ed è proprio qui che il racconto diventa interessante, perché recuperare un musicista dimenticato non significa soltanto scrivere un libro, ma provare a ricostruire una parte della memoria culturale di una città.

Mario Persico, compositore napoletano del primo Novecento, è una di quelle figure che con il passare degli anni sono progressivamente scivolate fuori dalla memoria collettiva.

La prima ricerca di Lupoli e De Maio era partita proprio da questa assenza.

Chi era Persico? Quali erano le sue opere? Con chi aveva lavorato? Qual era il contesto musicale e culturale nel quale aveva costruito la propria attività? Domande che hanno imposto un ritorno alle fonti. Documenti da recuperare, testimonianze da confrontare, fotografie da riconoscere e partiture da leggere, un lavoro paziente che non si è fermato alla prima pubblicazione.

Negli anni sono emersi nuovi materiali e la ricerca ha finito per riaprire una storia che sembrava già raccontata, e da qui nasce la nuova edizione di Mario Persico e la sua produzione operistica, pubblicata da Editoria Online.

La differenza rispetto alla prima edizione è proprio nel lavoro che c’è stato nel frattempo: non soltanto nuove pagine, ma una documentazione più ampia che permette di avvicinarsi maggiormente alla figura del compositore.

E tra i materiali più importanti ci sono le partiture autografe.

Una partitura manoscritta racconta molto più di una semplice opera musicale. Dentro quelle pagine si possono leggere correzioni, scelte, ripensamenti, si può cercare di capire come nasce un tema, come viene costruita una parte vocale, quale spazio viene lasciato all’orchestra.

La nuova ricerca entra proprio dentro questo laboratorio creativo.

L’analisi riguarda la vocalità, l’orchestrazione, i procedimenti armonici e tematici, la caratterizzazione dei personaggi e il rapporto tra parola, musica e azione teatrale.

Tra le opere analizzate c’è Morenita, su libretto di Luigi Sbragia. È attraverso questi elementi che Persico smette di essere soltanto un nome recuperato da un archivio e torna a essere un autore da ascoltare, studiare e comprendere. La nuova edizione è arricchita dalla prefazione del professor Michelangelo Iossa e mantiene quella della prima edizione, firmata dal tenore internazionale Fabio Armiliato.

Un dialogo tra ricerca e interpretazione che rappresenta bene il percorso seguito dai due autori.

Il percorso non si è però sviluppato soltanto intorno a Mario Persico, nel mezzo c’è Pietro Metastasio e uno studio che affronta una questione centrale nella storia del melodramma: il rapporto tra parola e musica.

Il Melodramma di Pietro Metastasio, Il Primato del Testo, scritto da Luca Lupoli con le ricerche biografiche, bibliografiche e delle fonti curate da Olga De Maio, porta la ricerca nel Settecento.

Metastasio e Persico appartengono a epoche completamente diverse, eppure, mettendoli uno accanto all’altro, emerge una domanda comune: quanto conta la parola nella costruzione del melodramma?

Lo studio su Metastasio parte dall’epistolario del poeta e dall’analisi dei suoi drammi. Non si tratta quindi di una teoria costruita a tavolino, ma di una ricerca che prova a mettere a confronto ciò che Metastasio scrive nelle proprie lettere con ciò che realizza concretamente nei suoi testi teatrali. Da qui nasce il concetto del Primato del Testo: la parola poetica come elemento centrale nella costruzione dell’azione drammatica, capace di definire personaggi, situazioni e struttura del racconto prima ancora dell’intervento della musica.

Una riflessione che permette di guardare il melodramma da un’altra prospettiva.

A guardarli insieme, i tre volumi raccontano qualcosa che va oltre i singoli argomenti.

Non sono una trilogia in senso editoriale, ma possono essere letti come tre momenti dello stesso percorso.

Il primo lavoro su Persico è la riscoperta e prima di tutto c’era la necessità di riportare alla luce un autore quasi dimenticato e ricostruirne la storia. Lo studio su Metastasio rappresenta invece la riflessione.

La ricerca si sposta sul rapporto tra testo, musica e drammaturgia e prova a capire dall’interno come nasce il melodramma, la nuova edizione di Persico è infine l’approfondimento.

Si torna al punto di partenza, ma con una quantità maggiore di fonti, documenti e testimonianze e con una lettura più approfondita delle partiture.

Riscoperta, riflessione, approfondimento, tre passaggi diversi, ma legati dalla stessa idea: la memoria musicale non può essere conservata soltanto citando i nomi. Va studiata.

C’è poi un altro elemento che caratterizza questo lavoro: Lupoli e De Maio arrivano dalla musica e dal teatro lirico, la ricerca nasce quindi anche dall’esperienza diretta del palcoscenico. Una partitura, per chi vive la musica soltanto sui libri, può essere un documento storico. Per chi quella partitura deve trasformarla in voce, suono e teatro, diventa qualcosa di diverso.

È da questa prospettiva che il percorso si muove dal palcoscenico all’archivio e poi ritorna idealmente sul palcoscenico.

La parola studiata in Metastasio. La parola trasformata in musica nelle opere di Persico. La vocalità, l’orchestra, i personaggi, la scena. Tutto finisce per incontrarsi nello stesso punto.

Intorno a questo percorso di ricerca e attività culturale si sono aggiunti negli anni anche diversi riconoscimenti.

Nel 2025, nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, Luca Lupoli e Olga De Maio hanno ricevuto il Premio Culturale Internazionale Cartagine 2.0 – XXV Edizione, nella sezione Musica e Cultura. Nel maggio 2026, sempre al Maschio Angioino, è arrivato un nuovo riconoscimento nell’ambito della manifestazione Le Eccellenze del Made in Italy al Sud. Il 28 maggio 2026, invece, nell’ambito della prima edizione del Premio Letterario Internazionale Amici di Giambattista Vico, è stata conferita a entrambi una menzione per l’impegno culturale.

A questi riconoscimenti si aggiunge il conferimento della qualifica di Soci Meritori dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione “Salvo D’Acquisto” di Napoli.

Sono tappe diverse di un’attività che non riguarda soltanto la musica, ma anche la promozione culturale e l’impegno attraverso l’Associazione Culturale Noi per Napoli APS, con iniziative legate all’arte, alla cultura, alla legalità e alla solidarietà.

Un lavoro di questo tipo rischia però di rimanere confinato agli studiosi se non riesce a uscire dagli archivi: per questo ha avuto un significato particolare anche la presentazione del volume dedicato a Persico nella rubrica Il Leggilibri, curata dal giornalista Mario Ciccarone per il TGR Campania di Rai 3.

L’estate 2026 non è l’inizio del percorso di Lupoli e De Maio, è piuttosto il momento in cui tante esperienze diverse finiscono per incontrarsi.

C’è la prima ricerca su Persico, c’è Metastasio e la riflessione sul primato della parola, ci sono i nuovi documenti ritrovati, ci sono le partiture autografe, i premi e i riconoscimenti arrivati negli anni. E soprattutto c’è la scelta di continuare a cercare.

Perché la cultura non vive soltanto nei grandi nomi già conosciuti, vive anche nelle storie che rischiano di essere dimenticate.

Mario Persico è una di queste. Ritrovarlo significa restituire un pezzo di storia musicale a Napoli e al Paese. Significa ricordare che dietro una partitura non c’è soltanto musica, ma una persona, un’epoca, una città, un mondo culturale.

E forse è proprio questo il senso più profondo della ricerca: non permettere al tempo di decidere da solo cosa merita di essere ricordato.

In fondo, a volte basta riaprire un archivio, leggere una vecchia lettera o seguire con attenzione le righe di una partitura.

E una storia che sembrava finita torna a parlare.

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