Costringevano i bar a comprare il loro caffè: così i casalesi riciclavano il denaro sporco

Sono i dettagli emersi dall’operazione che oggi ha portato al sequestro di 10 mln di euro ad alcuni prestanome di Di Puorto, fedelissimo di Nicola Schiavone: così i clan riciclavano i soldi degli illeciti

Le mani del clan nella distribuzione del caffè per ripulire i soldi sporchi. Nuovi dettagli sul giro d’affari dei casalesi emergono dall’operazione portata a termine oggi dagli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Firenze e della Squadra Mobile della Questura di Caserta, nei confronti di un gruppo di persone  considerate prestanome di Sigismondo Di Puorto, 42enne fedelissimo di Nicola Schiavone, figlio del boss Sandokan.

Arrestati alcuni parenti di Di Puorto, reggente della fazione Schiavone del clan dei casalesi

L’operazione ha portato al sequestro di 10 mln di euro e all’arresto di alcuni parenti di Di Puorto: il padre, due fratelli, un cognato e i nipoti. Di Puorto si trova già in carcere, dopo l’arresto avvenuto nel dicembre 2010 subito dopo quello di Nicola Schiavone, avvenuto a giugno. L’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco, aperta dopo il caso di una bancarotta fraudolenta di una società di Pisa in rapporti con alcuni casalesi, in due anni ha portato all’arresto di ben 11 persone, tra ordinanze di custodia cautelare emesse in carcere e arresti domiciliari.

Il “caffè del Sud” imposto ai bar sotto minaccia

Tutti gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sono accusati di riciclaggio di denaro sporco e intestazione fittizia, con l’aggravante di associazione mafiosa. Tra le attività usate dai clan per reinvestire gli introiti provenienti da traffici illeciti, c’era proprio quella della distribuzione del caffè. Al punto che i clan imponevano a molti bar di Caserta, Napoli e relative province l’acquisto della miscela dal loro distributore di fiducia, sotto il marchio fittizio del “caffè del sud”.