Ciro e la retorica dei denigratori

A Ciro non viene perdonato nulla da queste persone: né i funerali, né l’attenzione, né il suo essere “eroe”.

Se ci può essere qualcosa di più triste della morte del giovane tifoso Ciro Esposito, e delle offese sul web dei soliti gruppi di “bestie” che sono ormai la tassa fissa di questa becera Italia, questa è certamente la lagnosa ondata dei denigratori. I denigratori di tutto: degli appellativi, della partecipazione ai funerali, dell’evento mediatico, delle istituzioni, etc. Quei soggetti pronti a muovere ogni sorta di critica ad ogni aspetto, anche al più piccolo dettaglio, contribuendo ad un fenomeno che è ormai diventato una moda, quella dei “bastiancontrari”, che devono andare sempre e comunque “contro la chiesa”, creando una retorica alla rovescia.

Ma cosa c’entra “Eroe”?

Il primo bersaglio è stato quello dell’eroe. Leggere la frase “CIAO EROE” su diversi striscioni, per strada, nel quartiere di Scampia, all’esterno dell’autolavaggio dove Ciro lavorava, ha dato molto fastidio ad alcuni.

“Ma che c’azzecc  stu Eroe?”,  “Ma pecchè che ha fatt chist?”,  queste le frasi tipiche dei denigratori.

Ma la vita spesso è molto più semplice: Ciro in quel triste giorno, quando fu colpito, era intervenuto contro il gruppo di estremisti romani per impedire l’assalto ad un autobus con all’interno tifosi napoletani e famiglie con bambini che transitavano in Tor di Quinto. Avrebbe potuto pensare a sé, avrebbe potuto lavarsene le mani, ma non lo ha fatto. Ed ha pagato con la vita. Questo basta ai suoi amici e alle persone del suo quartiere per definirlo Eroe. Nel suo piccolo, per un piccolo mondo ristretto, per quei momenti, è stato il loro eroe. Che male c’è? E’ un sentimento umano, magari popolare, ma comprensibile. Basterebbe ricondurre tutto alle dovute proporzioni, invece che farsi prendere dagli intellettualismi.

Quasi Funerali di Stato.

Un altro bersaglio è stata la grande partecipazione popolare ai funerali di Ciro, compreso Istituzioni. Anche in questo caso in diversi hanno criticato la maestosità dei funerali, affermando che “a momenti gli facevano i Funerali di Stato”. E non accettando il fatto che tantissima partecipazione è stata spontanea, per diversi motivi: il primo è il contesto sportivo (o almeno quello che doveva essere) in cui è avvenuto il fatto, per cui la comunità degli ultras e dei tifosi organizzati si sono attivati in maniera consistente. Il secondo è che Ciro proveniva da uno dei quartieri più difficili d’Italia, ovvero Scampia, e che in queste zone, si sa, si vive di cose viscerali, radicali nel bene e nel male, e nella povertà in senso lato in cui si campa, un funerale di un ragazzo diviene la partecipazione ad un rito collettivo, ad una affermazione di appartenenza, di rivendicazione inconscia, un rito della loro vita e della loro condizione.

Circo Mediatico.

Strumentale e stupido anche attaccare i media che avrebbero dato troppo risalto alla vicenda. Ma la loro Agenda Setting, e questo ormai lo sanno anche i bambini, è l’inevitabile conseguenza del grande fenomeno popolare che era diventato il caso Ciro Esposito e i suoi funerali, oltre che, data la natura della vicenda, erano coinvolte anche le testate sportive. Senza contare la presenza di personaggi pubblici e istituzioni: De Laurentiis, Insigne e altri rappresentanti del Calcio Napoli, erano quasi obbligati ad esserci per l’evidente collegamento calcistico con la triste vicenda; per lo stesso motivo anche il Presidente del Coni, Malagò. E figuriamoci se i media li lasciavano scappare. Il Presidente della Municipalità Angelo Pisani aveva eguale dovere, e il sindaco De Magistris ha valuto esserci con la sua solita verve. Forse a lui si può appuntare davvero una caduta di stile, poiché assente ai funerali di  Cristina Alongi, la povera donna che morì per la caduta di un albero a Napoli. E ovviamente meritatissima la deplorazione a Marinella al Cardinale Sepe che hanno preferito festeggiare le cravatte il giorno stesso dei funerali.

Quindi, nella sintesi di tutta la vicenda, proprio non si riesce a digerire la retorica dei denigratori, per un evento che non è stato altro che umano e popolare. E non è per buonismo, poiché le critiche possono essere fatte: tranne quando sono inutili, di fronte comunque alla morte di un ragazzo; tranne quando diventano più assordanti della morte stessa. Insomma, tranne quando è meglio il silenzio, ed una bella preghiera.