Cronaca

Castel Volturno, oltre l’aggressione: quando il possesso trova un’arma

La spedizione punitiva organizzata da un 24enne di Giugliano apre una riflessione sul legame tra controllo ossessivo, relazioni finite e disponibilità di armi clandestine

Un 24enne di Giugliano non accetta che la sua storia sia finita. Organizza una spedizione punitiva, arriva a Castel Volturno con altre due persone, aspetta il nuovo compagno della ex e lo colpisce ripetutamente con una mazza da baseball, alla testa e al corpo. La vittima, un 35enne, riesce a scappare solo perché la donna si frappone tra i due. Prima di andarsene, l’aggressore distrugge anche l’auto a colpi di mazza. Quando la Polizia perquisisce casa sua trova una Beretta calibro 22 con matricola abrasa, 83 munizioni tra vari calibri, due pistole giocattolo senza tappo rosso e otto cellulari che gli investigatori ritengono legati ad attività illecite.
La compagna della vittima ha confermato che il 24enne “non aveva mai accettato la fine della relazione” e che era solito girare armato, due informazioni che, messe insieme, non raccontano un raptus ma un metodo. Non accettare la fine di una relazione non è quasi mai un fatto isolato, ma un atto che si costruisce nel tempo: prima il controllo sui messaggi, poi la gelosia travestita da premura, poi la convinzione che l’altra persona non abbia il diritto di scegliere qualcun altro. Quando questa postura incontra un rifiuto (la donna che rifà la sua vita, un nuovo compagno che diventa il simbolo visibile di quel rifiuto) la reazione non è quasi mai proporzionata. È punitiva, organizzata, spesso premeditata: tre persone, una mazza da baseball, un agguato pianificato e non un raptus improvviso. Chi arriva a organizzare una spedizione punitiva non sta reagendo a un torto, sta esercitando un possesso che pensava ancora suo. E quando quel possesso trova in casa un’arma pronta all’uso, il passo successivo diventa più breve.  La pistola trovata in casa del 24enne infatti non è un dettaglio accessorio dell’inchiesta, è la parte più inquietante. Una matricola abrasa non è un difetto di fabbrica, è un intervento deliberato, fatto apposta per rendere un’arma introvabile, per impedire che venga ricondotta a un proprietario o a un reato precedente. Chi possiede un’arma del genere non l’ha comprata per legittima difesa in un negozio autorizzato, l’ha ottenuta attraverso un canale che sa già di essere fuorilegge, e che normalmente serve tutt’altri scopi.
Che un ventiquattrenne “già noto alle forze dell’ordine”, secondo quanto emerso, avesse in casa anche munizioni per due calibri diversi e pistole giocattolo prive del tappo rosso e quindi difficilmente distinguibili da armi vere restituisce l’immagine di qualcuno per cui la violenza armata era uno strumento già pronto all’uso, tenuto in casa come si tiene un attrezzo.

Il punto è che questi due elementi (il rifiuto di accettare la fine di una relazione e la disponibilità di un’arma clandestina) vengono trattati come se appartenessero a due storie diverse: da una parte il movente sentimentale, quasi derubricato a raptus di gelosia; dall’altra il reato di detenzione di armi, trattato come capitolo a sé, buono per un’informativa separata. Raramente qualcuno si chiede cosa succede quando le due cose stanno nella stessa stanza, nello stesso armadio, nella stessa testa.
Eppure la vittima di Castel Volturno è viva per un dettaglio sottile: perché la sua nuova compagna si è messa in mezzo, perché è riuscita a rifugiarsi in un edificio vicino, perché quella sera l’aggressore ha scelto la mazza e non la pistola che teneva in casa, quindi per pura fortuna.

Il 24enne è finito in carcere a Santa Maria Capua Vetere, i due presunti complici denunciati a piede libero, la giustizia farà il suo corso sul singolo episodio. Ma resta aperta una domanda che riguarda tutti gli altri episodi simili che non arrivano a fare notizia: quanti uomini stanno oggi elaborando la fine di una relazione con la stessa logica proprietaria, e quanti di loro hanno già un’arma in casa, pronta, silenziosa, in attesa solo dell’occasione giusta?

This post was published on Lug 14, 2026 8:32

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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