Da oggi, mercoledì 21 ottobre, alcune corse dei bus Eav potrebbero essere ridotte o cancellate. Il motivo è il gasolio, che non arriva come dovrebbe. Lo ha comunicato la stessa azienda, la holding dei trasporti della Regione Campania, che gestisce decine di collegamenti su gomma in provincia di Napoli oltre alla Circumvesuviana. E l’avviso va oltre i pullman: se entro il 24 ottobre le forniture di carburante non torneranno regolari, potrebbero essere sospesi anche alcuni servizi ferroviari.
Per adesso si parla di possibilità, non di certezze. Ma chi ogni mattina aspetta alla fermata sa bene che basta una corsa saltata per mandare all’aria la giornata.
Basta pensare a chi usa quei collegamenti: l’operaio che entra presto in fabbrica e una macchina non ce l’ha; la commessa che stacca la sera tardi e deve tornare a casa; lo studente che dal suo paese raggiunge la scuola o l’università a Napoli. E poi gli anziani, che spesso non guidano più e per i quali il pullman è l’unico modo per arrivare dal medico, in farmacia o in ospedale per una visita prenotata magari da mesi. Per loro un bus che non passa significa un appuntamento perso, un permesso da chiedere al lavoro, un passaggio da domandare a un parente o a un vicino di casa.
Se poi dal 24 dovessero saltare anche alcune corse sui binari, il problema cambierebbe peso. Tanti pendolari della provincia lasciano l’auto a casa proprio perché c’è il treno. Senza quello, le alternative si riducono a poco: chi può si mette in macchina, chi non può resta fermo.
Come si è arrivati fin qui? Il caro carburante pesa da tempo sulle tasche di famiglie e imprese, e tra le categorie che lo sentono di più ci sono gli autotrasportatori, che hanno deciso di protestare. Il gasolio, però, nei depositi non ci arriva da solo: viaggia sulle strade, dentro le cisterne. Quando il trasporto su gomma si inceppa, anche le consegne di carburante finiscono per risentirne. Ed è qui che la protesta dei camionisti e le difficoltà del trasporto pubblico rischiano di toccarsi.
Eav, nel suo avviso, parla di criticità nell’approvvigionamento e lega tutto a una condizione precisa: il ritorno delle forniture regolari. Finché il carburante non arriverà come prima, il servizio rischia di peggiorare giorno dopo giorno. Prima i bus, poi forse i treni.
Il trasporto pubblico, poi, non è l’unico a farne le spese. Nei giorni scorsi sono state segnalate difficoltà anche negli scaffali di alcuni supermercati tra Napoli e Caserta. Lo stesso inghippo, cioè merci e rifornimenti che non arrivano dove dovrebbero, si fa sentire in due posti che fanno parte della vita di tutti: la fermata del bus e il reparto della spesa. Chi la mattina esce per andare a lavorare e la sera passa a comprare qualcosa per la cena rischia di trovare problemi in tutti e due i momenti della giornata.
È qui che la faccenda diventa sociale. Perché il conto più salato lo paga chi ha meno alternative: chi non ha l’auto, chi non può permettersi un taxi, chi vive in zone che già normalmente sono servite poco e male. Per queste persone il pullman non è una comodità, è il collegamento con il resto del mondo.
Cosa succederà adesso dipende tutto dalle forniture. Se il gasolio tornerà ad arrivare con regolarità, i servizi potranno riprendere come sempre. In caso contrario, da sabato i disagi potrebbero allargarsi anche alle ferrovie. Per ora l’unica cosa certa è l’avviso dell’azienda, e a chi deve spostarsi conviene informarsi prima di uscire di casa.
Chi protesta ha le sue ragioni, e chi gestisce i trasporti deve fare i conti con quello che ha nei serbatoi. Ma sotto la pensilina, ad aspettare un autobus che forse non arriverà, c’è sempre la stessa persona. Ci vuole davvero così poco per lasciare a piedi un’intera provincia?
Campania, bus a rischio per la crisi del carburante: a pagare sono i cittadini
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