Due uomini in cima a un furgone, sotto un cavalcavia, con l’acqua marrone che arriva quasi ai finestrini e le luci posteriori del mezzo ancora accese. È la scena che si è vista stamattina, 8 ottobre, a Giugliano in Campania, dove la bomba d’acqua caduta sulla città ha trasformato un sottopasso in una vasca di fango. Il furgone si è fermato a metà strada, l’acqua è entrata nell’abitacolo e allagato tutto, e ai due non è rimasto che cercare riparo sul tetto, aspettando che il livello smettesse di salire. Intorno galleggiano buste di plastica, cartoni, rifiuti di ogni tipo. Più avanti, sul marciapiede, un bidone blu è finito di traverso. E intanto continua a piovere.
Giugliano non è stata l’unica a fare i conti con il maltempo. Il temporale ha colpito diverse zone di Napoli e della provincia, con l’area nord a pagare il prezzo più alto: uno di quei nubifragi improvvisi, concentrati in poco tempo, che negli ultimi tempi stanno diventando sempre meno un’eccezione.
La domanda che si fanno in tanti è sempre la stessa: perché l’acqua non va via? Molto spesso la risposta sta sotto i nostri piedi, nei tombini e nelle caditoie, cioè le griglie ai bordi delle strade che dovrebbero raccogliere la pioggia e portarla nelle fogne. Dopo mesi senza pioggia si riempiono di foglie, terra, sabbia, cartacce e plastica. Quando arriva il primo temporale serio, l’acqua trova la strada sbarrata e si ferma dove può, nei punti più bassi. I sottopassi, per come sono fatti, sono i primi a riempirsi.
Pulire tombini e caditoie non è un lavoro complicato, ma va fatto con regolarità, e soprattutto prima che arrivi la stagione delle piogge. In molti comuni dell’area nord, invece, questa manutenzione arriva tardi, a macchia di leopardo, oppure solo dopo che il danno è già fatto. È qui che il problema prende forma.
Scaricare però tutto sulle spalle di un sindaco o di un singolo assessore sarebbe facile, ma non del tutto giusto. I comuni di questo territorio lavorano spesso con poco personale e con bilanci stretti, e devono fare i conti con reti fognarie vecchie, pensate per città molto diverse da quelle di oggi, con meno case, meno asfalto, meno cemento. A questo si aggiunge che le competenze su strade, fogne e sottopassi sono a volte divise tra enti diversi, e quando ognuno aspetta che si muova l’altro i lavori finiscono per slittare. C’è anche la parte che tocca a noi cittadini: quei sacchetti che galleggiano nella foto qualcuno li ha lasciati per strada, e prima o poi finiscono proprio dentro le griglie che dovrebbero far scorrere l’acqua.
Nessuna di queste difficoltà, però, cancella il punto centrale. La differenza tra un temporale che passa e uno che lascia la gente sul tetto di un furgone la fa spesso la manutenzione ordinaria, quella che non si vede e non fa notizia. Un calendario di pulizia programmato prima dell’autunno, una mappa chiara dei punti che si allagano sempre, magari la chiusura tempestiva di quei tratti quando arriva un’allerta meteo: sono interventi che costano meno di qualsiasi emergenza. Riparare i danni dopo, tra auto da recuperare, strade da ripulire e attività ferme, pesa molto di più sulle casse pubbliche e sulle tasche delle famiglie.
Le piogge ormai sembrano arrivare in modo diverso rispetto al passato, meno distribuite e più violente, e infrastrutture costruite decenni fa faticano a reggere, e questo vuol dire che anche la manutenzione deve cambiare passo: non basta più intervenire quando capita, serve un lavoro costante, fatto con un minimo di coordinamento tra comuni vicini, perché l’acqua non si ferma ai confini amministrativi.
Quando il livello si abbasserà, a Giugliano resteranno il fango, i rifiuti trascinati dalla corrente e un furgone da recuperare. La prossima pioggia forte arriverà, su questo ci sono pochi dubbi. Resta da capire se troverà le griglie pulite, o di nuovo qualcuno arrampicato sul tetto di un mezzo ad aspettare che l’acqua scenda.
Bomba d’acqua su Napoli Nord, strade allagate e sottopassi trasformati in trappole











