Cultura

Agnes Questionmark — “Appunti dal corpo”

Whitespace Gallery, Napoli — proroga in occasione degli Art Days – Napoli, Campania

A volte le mostre non sembrano finite: somigliano a una mutazione in corso, a un’ipotesi che non vuole diventare definizione. È così alla Whitespace in via Broggia di Pietro Costa, dove Agnes Questionmark, classe 1995 e nata a Roma, con la curatela di Alessandra Troncone, presenta Chimera Mostruosa, esito della residenza artistica napoletana e fase preparatoria di un percorso che culmina alla Quadriennale di Roma: una costellazione di opere che sembrano più raccolte che costruite, come resti biologici affiorati da un corpo sconosciuto. Una mostra prorogata in occasione degli Art Days, ma che non aderisce al ritmo dell’evento: si espande lentamente, come un organismo che prolunga la sua crescita senza chiedere permesso.

La residenza napoletana ne ha assorbito le anatomie viventi: le teche del Museo Anatomico e il Museo scientifico Darwin Dohrn, la stratificazione della carne conservata, i fluidi trasformati in archivio. “Reperti” senza morte e senza vita, trattenuti in un limbo eterno che somiglia molto alla sua pratica scultorea. L’artista li attraversa come chi non cerca spiegazioni scientifiche ma affinità corporee, una genealogia comune tra materia umana e scultura. Fuori, il mare: un’altra anatomia. Sempre in metamorfosi e in movimento, sempre ambiguo. Non rappresentato, ma metabolizzato. Napoli per Agnes non è un’immagine: è un ambiente osmotico, una sostanza in cui immergere la pratica. Come un liquido amniotico in cui le forme stanno, si deformano, resistono o crescono.

Non siamo davanti a opere “finite”: sono appunti materiali, organismi-reliquie che sembrano aver preso forma solo per il tempo necessario a farsi vedere e poi mutare ancora. Fotografie, sculture, resine, frammenti che ricordano corpi, siliconi, membrane, superfici che pulsano senza movimento. Non si capisce se stiano nascendo o marcendo, se appartengano al mare o alla carne. C’è qualcosa di quasi biologico nella scelta di un progetto “di mezzo”, fatto di prove, errori, incubazioni. È come se Agnes fissasse in immagini momenti di passaggio: creature che diventano qualcos’altro, ridefinendo e riscoprendo una nuova identità.

Nel contesto degli Art Days, è proposta una sospensione: la fase che precede ogni identità. Che si tratti di un corpo umano, di un animale marino o di un organismo immaginario, ciò che conta non è ciò che diventerà, ma il momento in cui ancora non ha deciso. Si esce dalla galleria come dopo aver visto qualcosa che non si è pienamente mostrato. Non uno spettacolo, ma una traccia: una trasformazione che continua altrove, fuori, dentro chi guarda.

di Benedetta De Rosa

This post was published on Dic 10, 2025 12:08

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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