All’Ex Asilo Filangieri, Napoli – 5/7 dicembre 2025
In un’epoca che restringe luoghi, diritti e possibilità di incontro, Santa Feira 2025 risponde creando spazio. Non un semplice contenitore per autoproduzioni, ma un territorio politico e collettivo, dove praticare presenza. Dal 5 al 7 dicembre, l’Ex Asilo Filangieri ha ospitato la nuova edizione della fiera dedicata all’editoria indipendente, all’illustrazione, alla stampa, alla musica e alle arti performative, trasformandosi in una comunità temporanea di relazioni.
Il tema di quest’anno — “Esserci nello spazio: viverlo, occuparlo con cura” — non è stato uno slogan, ma la condizione stessa dell’evento. In un clima sociale segnato dal DDL Sicurezza e dallo sgombero di spazi storici come il Leoncavallo, la fiera ha scelto di interrogare la funzione politica dell’abitare: occupare significa creare mutualismo, reti solidali, narrazioni alternative. Significa avere corpo, voce, sguardo negli spazi pubblici che troppo spesso vengono sottratti, semplificati, resi invisibili.
Tra i workshop più frequentati: il corso di stampa su tessuto, la fanzine come forma intima e autobiografica curata da Lilou, lo sviluppo fotografico in caffenol con Francesco Leone, le costruzioni giocolose dell’Officina Bolas con Leyla Elia, e un laboratorio di stop motion pensato per trasformare piccoli oggetti in micro-narrazioni animate.
Fra i banchetti, tipografia artigianale, editoria illustrata, fumetto sperimentale, poster serigrafati, micro-pubblicazioni in tiratura limitata: ogni opera come frammento di mondo, non prodotto di mercato ma testimonianza di identità.
Il programma ha portato in fiera anche narrazioni forti e politiche. Dalla presentazione di Compost di Ghazara, a Lapinò Indie Comix #2 di Titti Demi, passando per Futuro Meraviglia di Giusva Ricci, e per il saggio Incognita K. – Free Tekno e cospirazioni in cassa dritta di Ana Nitu. Tra le riflessioni visive, l’associazione Y.S.T. con Urbex Walkscapes ha raccontato spazi urbani marginali attraverso esplorazioni non autorizzate, mentre Between Gaza and Naples – A Childhood Story di Mahmoud Abu Al-Qaraya e Tylerdurdan ha unito memoria, occupazione, identità e resistenza transnazionale. In programma anche un talk dedicato interamente alle pratiche dell’autoproduzione come strumento politico.
Le serate sono state scandite da live e dj set in equilibrio tra sperimentazione e sonorità sotterranee: Nadir Collected, RBRST, Sara Vanderwert, Slowcar, Moist, Zack, Greta, Sticky Verde, Ophiuci, Kaledo (live), Glamo.Drama, insieme all’energia collettiva della Bam!Box Orchestra. A completare il quadro, proiezioni di cortometraggi, reading e sessioni di live painting.
Santa Feira quest’anno ha ribadito che la creatività non è un mercato, ma una forma di resistenza. Che spazio pubblico non significa ciò che è aperto, ma ciò che è condiviso. Che la cura non è un sentimento, ma un’azione. All’Asilo Filangieri, per tre giorni, l’atto di creare è diventato pratica comune. Un invito a riprendersi ciò che il presente vorrebbe restringere: la possibilità di stare insieme, liberamente, costruendo immaginari nuovi.
Ecco cosa significa occupare uno spazio: occuparsi di sé, degli altri e del mondo.
di Benedetta De Rosa
This post was published on Dic 10, 2025 12:10
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