Operai bengalesi resi schiavi a Sant'Antimo

Operai bengalesi resi schiavi a Sant’Antimo: testimoni in tribunale

Gli operai bengalesi resi schiavi a Sant’Antimo che 3 anni fa denunciarono le condizioni in cui erano costretti a vivere, saranno ascoltati in tribunale

La lotta alla schiavitù continua. Gli operai bengalesi resi schiavi a Sant’Antimo, che tre anni fa hanno trovato il coraggio di denunciare questa barbarie, saranno i protagonisti dell’incidente probatorio chiesto dal PM Maurizio De Marco, in tribunale tra l’8 e il 9 febbraio, per ottenere la testimonianza delle parti offese e velocizzare i tempi del processo.
Gli operai avranno il sostegno dei difensori Bruno Botti, Benedetta Piola Caselli, Amarilda Lici e Alessandro Del Piano, e parleranno davanti al GIP di Napoli, Dottoressa De Stefano. Le loro parole avranno, finalmente, valore di prova.

Operai bengalesi resi schiavi a Sant’Antimo: la vicenda

Il gruppo di 15 bengalesi, protagonisti della vicenda, sono stati raggirati da una banda con a capo Alim Sheikh, di 42 anni, e portati in Italia con l’inganno. Dopo aver pagato ben 15.000 euro a testa per un permesso di soggiorno e la promessa di un buon lavoro nel nostro Paese, i 15 operai sono stati sequestrati, insieme ad altri connazionali, in una fabbrica di Sant’Antimo e i loro passaporti sequestrati da Shelikh. Gli operai bengalesi venivano trattati come schiavi, lavorando 18 ore al giorno, compresi i weekend, per soli 300 euro al mese, ed erano in pratica privati della propria libertà.

Grazie all’Associazione antirazzista e interetnica, che si è interessata al caso, i 15 operai hanno trovato il coraggio di denunciare le condizioni in cui erano costretti a vivere e le fabbriche furono messe sotto sequestro, e gli sfruttatori arrestati.