Lettera aperta ad un candidato sindaco non ancora nato

 

di Antonio Marfella

 

Gentilissimi amici di RoadTv Italia

Più volte mi è stato richiesto cosa vorrei chiedere a un candidato Sindaco che oggi si propone di governare Napoli in tema di ambiente, prevenzione primaria e salute.

Mai nella sua plurimillenaria Storia, Napoli sembra giunta al suo piu’ basso livello di vita civile e politica al punto che non si riesce neanche a trovare negli schieramenti politici ufficiali, un minimo di candidati Sindaco credibili e spendibili.

Noi cittadini napoletani siamo purtroppo consapevoli di un controllo ferreo del voto e dei votanti, tale che pare impossibile affidare questa importante scelta alla libertà di coscienza del Popolo, e non ad accordi pre-elettorali non solo politicamente ma anche economicamente predeterminati .

Si invoca la candidatura di Magistrati e Prefetti, come se poi essi potessero giudicare e non governare il vivere civile quotidiano di questa città, cosi bella, cosi viva e cosi ancora amata che sembra impossibile possa essere cosi tanto vilipesa ed umiliata ogni giorno, talmente tanto da provocare il record italiano di cittadini ipertesi (27% rispetto al 17% di media nazionale) con conseguenti records di ictus, infarti e disturbi cardiocircolatori, maggiori addirittura di città simbolo dello smog come Milano.

Le cose da dire sarebbero talmente tante, e tutte gravi ed umilianti.

Siamo la città del sole e del mare che negli ultimi pochi anni è diventata il paradigma moderno della biblica Gomorra: e chi segue i dati sanitari addirittura è consapevole che Saviano non ha sovrastimato, ma sottostimato il danno sanitario conseguente in Campania e  a Napoli, epicentro e Madre non già di un Museo di Arte Moderna (“IL MADRE”) ma di tutti i problemi gestionali, sanitari, economici, e di malavita di tutta una Regione (Campania Infelix).

Cosa dovrei chiedere: mi sto domandando da giorni.

Cosa chiedere per non avere solo le solite risposte banali e scontate, ovviamente e obbligatoriamente pre-elettorali da persone che occorrerebbe invece psicanalizzare sulle motivazioni reali che possono averle spinte a candidarsi oggi a Sindaco di questa città di Napoli ?

E mi è capitato sott’occhio cio’ che San Giuseppe Moscati, mio riferimento umano e deontologico, beneventano che ha vissuto ed amato Napoli piu’ forse della sua città natale, scrisse nel lontano 1919.

Nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, si parlava di piano regolatore per Napoli.

Moscati viveva i problemi urbanistici e prevedeva cosa poteva succedere, anche per aver vissuto i giorni dell’eruzione del Vesuvio (1906), del colera (1909) e della guerra (1914-17).

Le sue previsioni erano più che negative, ma profetiche.

“Non il terremoto, non il Vesuvio né il cataclisma distruggeranno mai Napoli….ma i napoletani” .

“A Napoli, odorante dei suoi aranceti d’aprile e canora di uccelli, non vi sarà posto per l’erba. Dove più le infinite tinte delle colline del Vomero e di Posillipo, mutevoli col sole, nel primo alito di primavera, ammantate di mandorli fioriti? La sommità del Vomero, sopraffatta da casoni geometrici, ha un profilo ormai cubistico, simile alla greca di un berretto di maggior generale”

Moscati, soffermandosi sui piani regolatori, intuisce i danni causati dall’utilitarismo.

Certo costruire è necessario, ma con criterio. “Più che innalzare monumenti a uomini illustri, bisogna devolverne le spese per queste nuove vie; le abitazioni sorgeranno in quei posti con opportuni incoraggiamenti ed esenzioni di balzelli municipali. Ma se si continuano ad addensare nella già densa Napoli le costruzioni, addio bellezza del panorama”

Dopo avere letto e ricordato Moscati (1919!), allora io vorrei solo dire, a chi si propone di prenderti oggi in cura:

usate «oggi» e non «domani», non diteci più «farò», ma «faccio», scrivete regole e fatecele rispettare senza violenza, non perdete la memoria di promesse ripetute e puntualmente disattese.

Ammettete i vostri errori, cambiare e migliorare è l’unica strada percorribile, rinunciando – senza deroghe, né concessioni ma con rigore – al profitto immediato in nome di un profitto durevole.

Che non ha i bagliori estemporanei dell’«evento», né il colore grigio del bitume, non ha l’odore fetido dello smog e dei motori accesi, non violenta ma dissuade, obbliga ma non costringe e, soprattutto, ha la forma delle foglie, l’odore della terra nelle aiuole, la curva protettiva dei tronchi di alberi, è declinato nelle più diverse sfumature di verde.

Che poi, non è il colore della Lega Nord, ma è l’unico e meraviglioso colore della Speranza: di quella Speranza che il nostro Cardinale ogni giorno ci ricorda che dai comportamenti di certi politici, come il comprare il voto approfittando del bisogno e della ignoranza del popolo, ci viene rubata ogni giorno!

Penso a te, mia amata città di Napoli , e mi sento come quando ti sei allontanato da un amore che credevi «per sempre» e non sai se abbandonarlo al suo destino o provare a ricomporne i tratti, scavando fino all’essenziale – il cuore – per riscoprirne l’anima, provando ad amarla e rispettarla nella buona e nella cattiva sorte, ma con occhi finalmente nuovi.

Per questo io chiedo oggi a Voi, ancora non nati  Candidati Sindaco di Napoli, solo questo: cosa pensate che vorreste fare e cosa pensate invece che vi consentiranno di fare per restituire quel verde, quel panorama, quella salute, quella dignità perduta della città forse piu’ bella e piu’ martoriata del mondo?

Io posso solo dire, che, con cio’ che rimane del mio amore, che votero’, combattero’ e moriro’ tra queste mura antiche per chi riuscirà a dimostrarsi non il piu’ bravo, né il più bello, né il più duro, ma solo per Colui che sarà in grado di convincermi che ama Napoli come la amiamo noi che ci moriamo, vivendoci, ogni giorno!

 

 

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