Le storie di Fiorella Paladino e Flora Verde, donne in prima linea all’ospedale Cardarelli

Il primario, paziente 1 Covid-19 del nosocomio napoletano, e la coordinatrice dell’Obi intervistate da RoadTv Italia.

Oggi 6 maggio siamo al Cardarelli, ho incontrato due donne incredibili: Fiorella Paladino e Flora Verde. La Paladino è il Primario, Flora è la Coordinatrice del personale del P.S.OBI. Incontrarle e organizzare l’intervista è stata una delle cose più emozionanti che il mio lavoro regala. Perché tanta è la voglia di raccontare ma anche l’emozione per ciò che tutti stiamo vivendo. Le loro storie sono unite dal lavoro, ma anche dall’amicizia, che nasce quando ogni giorno si cerca di combattere per la vita altrui. Ma non vogliono essere definite Eroi.

La dottoressa Paladino è a più di un metro da me, ma forte è l’emozione di trovarmi di fronte la paziente numero uno del Cardarelli. La paziente uno del Covid 19. Con la voce che porta in sé emozione la Fiorella donna che è anche il Primario Paladino mi racconta di come la notte del 5 marzo iniziò a stare male, a comprendere da medico che non era una semplice influenza. Del tampone richiesto dopo soli due giorni e di come dal risultato ricevuto il 12 marzo abbia vissuto il ricovero immediato e in quei 16 giorni abbia visto, come casa, la terapia intensiva dell’ospedale Cotugno di Napoli. Lei medico impegnato in prima linea, salvata dai suoi colleghi della rianimazione del Cotugno. Interminabili 16 giorni in isolamento, giorni di dolore, di paura, la mente che era un vortice di pensieri, di ricordi, di immagini. Le figlie, i nipoti, il compagno, i colleghi e il suo staff. Loro a lavorare, lei con la sua battaglia personale.

Cosa può esserci di più atroce per un medico che trovarsi a essere paziente? Un medico che sa riconoscere quei sintomi e ne capisce fino in fondo la gravità, la precarietà della propria vita. La sua vita nelle mani di altri medici. Pensare a tutti i colleghi incontrati, ai pazienti, a chi inconsapevolmente può in qualche modo aver contaminato. Essersi sentita “untore” e poi per fortuna, mentre è ancora in quella terapia, sapere che nessuno è stato colpito dal virus. Vivere la sua lotta priva del dolore per aver contagiato altri. Mi guarda con gli occhi che raccontano tutto ciò che deve aver visto e ciò che il suo cuore porta dentro. Prima le sue mani, rivolte verso l’alto, e poi la voce per dirmi: ”Sono viva grazie alla mia fede e alla scienza. E mi sento fortunata, sono fortunata. Ne esco colma dell’affetto di amici, colleghi e familiari. Degli uomini e delle donne incontrati in questo tempo, ricco d’amore anche nel dolore e nel senso d’impotenza.”

Lei, definita il Primario di ferro, che si emoziona mentre racconta dei tantissimi messaggi ricevuti. Ma non esita la voce e diviene ferma quando ribadisce che bisogna limitare le uscite da casa. Che non si è ancora fuori e che ci vorrà tempo e sacrificio da parte di tutti per evitare che si rischi di ritornare in una fase un che potrebbe essere anche più rischiosa. Per il vaccino, ci vorrà molto tempo e la terapia Ascierto-Montesarchio dà ottimi risultati, ma varia a seconda del paziente e dei sintomi che presenta. Uso corretto delle mascherine, accurata igiene, soprattutto in questa fase 2, che è quella di prova. E chi ci mette alla prova è proprio il Covid 19. Lo chiede da medico e da ex paziente, che ha avuto la fortuna di sopravvivere: osservate le regole, mascherine e accuratezza. Serve a limitare il propagarsi del contagio. La sua voce è determinata. Abbiamo ancora persone ricoverate e tanto c’è ancora da fare. La guardo, oltre gli occhiali e la mascherina, conscia che non abbassa la guardia, dice di fare altrettanto.

È la volta di Flora, della sua scelta di quarantena forzata dalla sua famiglia, da suo marito, medico in pensione, e dei suoi due figli. All’indomani della conferma del ricovero di Fiorella Paladino, il suo Primario, che era in terapia intensiva, capisce che deve fare una scelta ben più importante del rientrare la sera a casa e condividere dei momenti con suo marito e i suoi figli. Decide di mettersi in quarantena da casa sua, prende in fitto un b&b vicino all’ospedale. Perché la paura di portare all’interno del suo nucleo familiare il Covid-19 è più forte del desiderio di stare con loro, di abbracciarli. Suo figlio ha avuto, due anni fa, uno pneumotorace spontaneo, lo esporrebbe a rischio grave al punto tale da potergli costare la vita. Allegra, la figlia, è un adolescente. La preoccupazione per l’amica primario, unita alla preoccupazione di un carissimo amico, Roberto Mariniello anche lui infermiere, che purtroppo non è riuscito a guarire dal covid 19, la portano quella decisione sofferta ma necessaria. La paura è troppo grande, il terrore di perderli per lei che tutti i giorni combatte in prima linea.

È da gennaio che sanno che cosa significa questa pandemia, che cosa è coronavirus. Questo si chiama Covid-19. È uno sconosciuto che è entrato nella vita di tutti al mondo. Tante le persone che l’hanno sostenuta, due donne in particolare. Dopo più di 30 giorni, Flora è rientrata a casa sua. Tra i suoi affetti, il marito, i suoi figli, che però non ha ancora abbracciato, ancora grande è il timore di poter essere mezzo di trasmissione di questo virus che non ci ha fatto ancora abbandonato e che ancora persiste con la quale dovremo convivere ancora a lungo.

“Il tempo è prezioso, chiudi sempre il tuo cerchio”, questa la frase che il loro amico diceva sempre. Quanto importante è l’apprezzamento di ogni singolo momento, che dalla vita ci viene donato che all’apparenza è insignificante, prende valore soltanto quando ci viene a mancare. Ed è allora che ne percepiamo la bellezza e la grandezza. Tanti i momenti di emozioni, il ricordo di chi non ce l’ha fatta e ricordo di chi è passato lì. Morire da soli. Vite sfiorate anche solo per un attimo e talvolta sfuggite dalle mani, nonostante l’impegno. Lacrime celate dietro le mascherine, così come i sorrisi. Sì perché si sorride quando si riesce a staccare qualcuno da quei respiratoria, a fare uscire le persone da quella terapia intensiva. La bellezza e la gioia di ritornare alla vita quando i tamponi risultano negativi. Le nostre braccia tese, le nocche delle dite che si incontrano ed e come se ci stessimo abbracciando. È già questo un dono, siamo sane, vive, sorridiamo anche sotto la mascherina.

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