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First man – Il primo uomo: la recensione del nuovo film di Damien Chazelle

 

First Man – Il primo uomo è l’ultimo film del giovane regista Damien Chazelle, che ha aperto con grande successo la scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con Ryan Gosling e Claire Foy, il film ci racconta la storia, personale e professionale, di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna nel 1969.

Scritto dallo sceneggiatore premio Oscar Josh Singer, il film è la trasposizione cinematografica della biografia First Man: The Life of Neil A. Armstrong, di James R. Hansen del 2005, e sarà nei nostri cinema dal 31 ottobre 2018, distribuito dalla Universal Pictures.

 

First Man: L’uomo prima dell’eroe

Come abbiamo detto, First Man racconta da vicino la vita di Neil Armstrong, dal 1961 al 1969, e gli anni che precedono la missione Apollo 11 che ha cambiato l’umanità.

Non mancano, infatti, i riferimenti alle fasi più importanti della carriera del celebre astronauta, da quando si occupava di collaudare velivoli sperimentali, rischiando moltissime volte la propria vita, passando per la prima collaborazione con la NASA per il programma Gemini, fino alla missione Apollo 11 che ha portato per la prima volta l’umanità sulla Luna. Eppure, Josh Singer e Damien Chazelle ci mostrano soprattutto l’uomo che si nasconde dietro all’eroe che tutti conosciamo. Un uomo con le sue debolezze, paure e fragilità che, ignorando del tutto la propria eroicità, si getta a capofitto in missioni quasi suicide, con la voglia di trovare delle risposte, dimenticare i propri dolori o, forse, soltanto per semplice incoscienza.

Un percorso lavorativo sempre in crescita, ma anche la crescita umana di un uomo che non riesce a reagire alla tragica perdita della propria figlioletta. Sempre più anaffettivo e alienato, Armstrong trova la forza solo gettandosi nel proprio lavoro, mentre sua moglie Janet, interpretata da una splendida Claire Foy, tenta di riportarlo sulla Terra.

Un coraggio sovrumano che, probabilmente, ha origine da un dolore difficile da affrontare. La Luna non è nulla, rispetto a quello che un genitore prova dopo la perdita di un figlio

Un viaggio sulla Luna e la ricerca di una verità

La storia umana e lavorativa di Armstrong è costellata di lutti. Il primo, il più terribile, è quello che riguarda la sua piccola figlioletta, stroncata da uno spietato cancro al cervello. Prima di mettere piede sulla Luna, poi, incidenti di percorso durante gli addestramenti, esercitazioni andate male e missioni finite peggio danno il via ad una catena di lutti terribili, che vede molti valorosi colleghi di Armstrong perdere la vita, tra cui tre dei suoi amici più cari, morti durante un’esercitazione dell’Apollo 1.

Eppure, Armstrong non riesce a esternare il suo dolore, chiuso in una angusta navicella immaginaria, non lascia trasparire nessun sentimento. Sensazioni che Chazelle riesce a trasmetterci con tutta la sua forza, grazie a primissimi piani opprimenti e spazi sempre strettissimi e angusti. Un’atmosfera claustrofobica che non ci lascia mai, sia quando siamo proiettati in una stretta astronave, sia quando ci troviamo nella bella casa di Armstrong, sia quando veniamo portati sulla Luna insieme al protagonista.

Mentre il mondo intero si chiede perché andare sulla Luna, spendendo soldi che potrebbero essere spesi per problemi più “terreni” e concreti, e risparmiando tutte quelle vite, il governo Kennedy vuole vincere la sfida contro i russi, anche loro impegnati in una missione analoga. La questione uomo sulla Luna che ha fatto Storia, però, viene affrontata da Chazelle come se fosse una storia personale, chiusa in un microcosmo serrato che riguarda gli astronauti, le proprie famiglie e la NASA, che affronta il tutto come se fosse questione di vita o di morte. Perché andare sulla Luna? Non c’è risposta, bisogna solo andare e farlo prima di tutti.

 

Una storia nota affrontata in maniera inedita

Sappiamo tutti come è andata a finire nel luglio 1969: l’uomo ha messo piede per la prima volta sulla Luna. Eppure, durante la visione del film lo spettatore se ne dimentica e segue le vicende con un coinvolgimento tutto nuovo, come se vedesse queste cose per la primissima volta. Le tensioni, i problemi, i sacrifici degli astronauti fanno sempre temere che qualcosa non vada per il verso giusto, che l’uomo non arriverà mai sulla desideratissima Luna, che qualcosa di terribile sta per succedere.

First Man – Il primo uomo affronta una storia già notissima in una maniera del tutto inedita. È un film interessante, toccante e ansiogeno, pieno zeppo di virtuosismi registici che ci tengono incollati allo schermo nonostante la lunga durata del film.

Se proprio bisogna trovare un difetto al film, quello è Ryan Gosling che con la sua assenza totale di inespressività non riesce ad essere incisivo in nessun modo.

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