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Aladdin: il live-action di cui potevamo fare a meno

Sarà nei cinema dal 22 maggio 2019 il nuovo live-action della Disney, Aladdin. Ecco la nostra spietata recensione del film

 

Nel 1989, con La Sirenetta, cominciò il “Rinascimento Disney”, un periodo in cui alcuni dei film della casa di Topolino entrarono nella storia del cinema, tra cui anche Aladdin, il 31esimo classico Disney, del 1992. La fonte d’ispirazione per questo amatissimo cartone, diretto da Ron Clements e John Musker e vincitore di due premi Oscar, è “Aladino e la lampada meravigliosa”, un racconto contenuto nella raccolta Le mille e una notte, ed è stato il primo tra tutti i cartoni Disney a ricorrere a doppiatori famosi come Robin Williams nei panni del Genio, sostituito da Gigi Proietti nella versione italiana.

Dal 22 maggio 2019, si torna a viaggiare nelle magiche notti d’Oriente con il ritorno al cinema di Aladdin, in versione live-action, diretto dal regista britannico Guy Ritchie. Cosa ci aspetta?

Aladdin, il live-action: cos’ha in comune con il classico Disney

Da qualche anno, la Disney si dedica al rifacimento in live-action dei propri cartoni animati più amati di sempre. Dopo Maleficent, Cenerentola, Il libro della giungla, La Bella e la Bestia e Dumbo, è arrivato anche il momento di Aladdin, in attesa del Il Re Leone di Jon Favreau.

Le critiche, ovviamente, non mancano e riguardano soprattutto l’eccessiva somiglianza di questi prodotti ai cartoni principali o, come nel caso di Maleficent, lo stravolgimento quasi totale della storia. Se c’è un punto a favore di Aladdin, però, è proprio quello di aver trovato un equilibrio tra le parti: non è una copia carbone del film del ’92, ma nemmeno una nuova versione dei fatti. La storia rimane la stessa, cambiano i dettagli. Sappiamo benissimo cosa succederà e come andrà a finire, ma il percorso degli eventi è parecchio diverso.

Aladdin (Mena Massoud) incontra il Genio (Will Smith)

La parte più fedele al film d’animazione rimane quella della Caverna delle Meraviglie, tanto da riprendere alla lettera le battute, alcuni momenti della storia originale vengono complicati ed arricchiti e la scrittura di alcuni personaggi, come Jasmine, si fa più moderna e realistica. Il risultato è una versione di Aladdin al passo con i tempi ma allo stesso tempo un po’ macchinosa.

Guy Ritchie e la sfida disneyana

Disney 1 – Ritchie 0. La casa di produzione di Topolino ha decisamente asfaltato il regista britannico, conosciuto per il suo stile particolarmente dinamico e inconfondibile, vincendo la partita. In questo caso, il regista non è altro che un semplice professionista, spogliato da tutto ciò che può esserci di artistico, a favore delle esigenze produttive.

Aladdin (Mena Massoud) and Jasmine (Naomi Scott)

Per la Disney non esiste più il Ritchie dal ritmo super incalzante, dalle trame intricate e dall’azione sfiancante, il regista si abbandona ad una messa in scena piatta e canonica e a una sceneggiatura semplice, senza ghirigori o battute brillanti. Il suo gusto per la spettacolarità non si risveglia nemmeno nelle poche scene action, fatta di furti di destrezza, inseguimenti e combattimenti fisici. Insomma, non è per nulla il Guy Ritchie a cui siamo abituati, purtroppo. Resta da chiederci come mai la Disney si rivolga a registi con nomi altisonanti come Ritchie, o anche Branagh per Cenerentola, per svolgere compitini che potrebbe fare invece qualsiasi regista alle prime armi, che non ha ancora scoperto il proprio stile.

Una colonna sonora fedelissima

Aladdin rimane un musical, ma rispetto all’originale vira decisamente verso uno stile Bollywoodiano, allontanandosi anni luce da Broadway, anche per quanto riguarda le coreografie. Alan Menken, già vincitore di un Oscar per l’Aladdin del ’92, torna ad occuparsi della colonna sonora del live-action e non ci fa certo mancare le canzoni, riarrangiate in chiave più moderna, Notti d’Oriente, Il Mondo è mio, Un amico come me e Il Principe Alì che hanno fatto la storia, e a queste aggiunge due nuove tracce che, purtroppo, sono decisamente meno orecchiabili.

 Una chiave di lettura “Girl Power”

Il vero punto a sfavore di questa nuova versione di Aladdin sono, purtroppo, gli attori. Il protagonista è interpretato dall’attore egiziano Mena Massoud che, nonostante il phisique du role, non convince del tutto nei panni di Aladdin, perdendo tragicamente il confronto con il personaggio disegnato da Glen Keane ispirato a Tom Cruise.

Marwan Kenzari è Jafar

Peggio di lui, solo Marwan Kenzari che veste i panni di un Jafar decisamente troppo giovane, poco temibile e a stento sopportabile che cade spesso nell’overacting ridicolo.

Will Smith nei panni del Genio, invece, non poteva fare di meglio, riuscendo a tenere il passo con l’amatissimo personaggio blu doppiato da Robin Williams nella versione originale, mettendoci del suo senza scadere nell’imitazione. Performance, però, che viene meno apprezzata a causa della computer grafica spesso troppo rigida e poco naturale, che riguarda anche la resa di Abu, la simpatica scimmietta che accompagna fedelmente Aladdin.

L’unica nota di merito va a Naomi Scott, una principessa Jasmine che lotta per la parità di genere e combatte contro gli stereotipi patriarcali. Temi su cui il film insiste davvero molto, quasi a ribaltare il messaggio che la Disney dava alle bambine degli anni ’90, costrette a immedesimarsi in donne passive che aspettavano un principe azzurro pronto a salvarle. Jasmine è una donna forte, acculturata, dal coraggio immenso, che ha a cuore il suo popolo e che non vuole accontentarsi di essere soltanto la moglie di un principe, ma diventare la degna erede di suo padre il Sultano anche se le leggi lo impediscono.

Naomi Scott è Jasmine

In conclusione, Aladdin si dimostra l’ennesimo live-action di cui non avevamo bisogno. Una rivisitazione naif e pacchiana di un classico Disney entrato nella storia. Probabilmente piacerà ai più piccoli, un po’ meno ai genitori che li accompagneranno in questa avventura.

Aladdin sarà al cinema dal 22 maggio distribuito dalla Walt Disney Pictures.

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