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Vivere e morire da soli in un tempo di indifferenza

Negli ultimi anni, il fenomeno della morte degli anziani soli nelle proprie case sta diventando sempre più preoccupante. Milioni di persone anziane vivono isolate, spesso senza una rete familiare o sociale di supporto, che portano a una bassa qualità, ma anche condurre tragicamente alla morte in solitudine, che rimane sconosciuta per giorni, settimane o addirittura mesi.

E’ di ieri la notizia della morte di due anziane sorelle – Angela di 93 anni e Amelia di 87 anni – a Roma nel Rione Prati a Roma, trovate sul letto una accanto all’altra, vicine fino alla fine. Due anziane che non avevano parenti e soprattutto nessuno che le andasse a trovare o che si preoccupasse della loro condizione (se non di tanto in tanto il garzone della spesa) , e di cui – secondo l’amministratore del palazzo – non si avevano notizie da mesi.

Ma sono tante purtroppo le storie di anziani soli trovati senza vita.

Secondo i dati dell’Istat, in Italia ci sono oltre 13 milioni di persone anziane, una parte significativa delle quali vive da sola. Di questi, molti sono a rischio di solitudine cronica. E le morti solitarie, purtroppo, non sono un fenomeno raro: si stima che circa il 10% degli anziani muoia in solitudine, senza alcun intervento immediato da parte di familiari o amici.

L’isolamento sociale infatti è già di per sé un fattore di rischio per la salute mentale e fisica degli anziani, e può contribuire a condizioni come depressione, ansia e, in alcuni casi, all’insorgere di malattie cardiovascolari o altre patologie croniche. Ma una vita in solitudine, senza un sistema di supporto che monitori e aiuti soprattutto nei momenti di bisogno, può avere conseguenze devastanti: la morte improvvisa o per cause naturali può passare inosservata per lungo tempo, creando una tragedia silenziosa.

Oggi un numero crescente di anziani vive in solitudine, e per diverse ragioni.

A volte per una prolungata assenza dei figli e dei parenti, legata al vivere lontano o all’essere troppo impegnati con le proprie vite per occuparsi adeguatamente dei genitori anziani. Altre volte per la devastante perdita del proprio coniuge. O per malattie e disabilità che impediscono di muoversi liberamente o di comunicare con gli altri, e addirittura di cercare aiuto in caso di bisogno. bisogno. O ancora per stigma sociale.

In realtà diverse misure mirate potrebbero essere adottate per combattere il fenomeno della solitudine tra gli anziani, ed evitare tragedie come quella delle due povere sorelle romane.

Anzitutto un supporto familiare e comunitario che si faccia carico degli anziani soli: una semplice telefonata di controllo quotidiano o una visita settimanale può fare una grande differenza nella vita di una persona anziana.

I servizi di assistenza domiciliare potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel monitoraggio della salute degli anziani, evitando che vivano in isolamento e garantendo interventi tempestivi in caso di emergenza.

L’uso di dispositivi tecnologici, come allarmi o sensori di movimento, potrebbe aiutare a monitorare la salute degli anziani in tempo reale, riducendo i rischi legati alla solitudine.

Le istituzioni pubbliche potrebbero adottare politiche più incisive per combattere l’isolamento degli anziani, creando centri di incontro o programmi di socializzazione che li incentivino a uscire e partecipare alla vita comunitaria.

Per ridurre il dramma della morte in solitudine, un fenomeno che troppo spesso rimane nascosto nell’ombra della nostra collettiva indifferenza, è necessario fare in modo che ogni anziano abbia una rete di supporto attiva, che possa garantire la sua sicurezza e il suo benessere. Un ‘esigenza ormai indifferibile, che richiede a tutti di condividere una nuova cultura di inclusività.

This post was published on Gen 23, 2025 15:41

Mario De Finis

Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.

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