Cronaca

Un odore, mille sospetti. E la Campania che annusa da sola i suoi veleni

Un odore acre che arriva la mattina presto, si sparge tra le case e resta lì fino al pomeriggio. Succede a Ponte Riccio, vicino alla zona industriale di Giugliano in Campania, e in alcuni comuni della provincia di Caserta, Lusciano, Parete, Trentola Ducenta. L’Arpac ha intensificato i controlli, squadre di tecnici sono al lavoro tra Napoli e Caserta, sopralluoghi, raccolta dati, la solita liturgia dell’emergenza ambientale che in questa regione si ripete da decenni con la puntualità di una stagione. Sono segnalazioni arrivate attraverso l’OdorBot. Qualcuno ha sentito questa cosa e quindi facciamo un’azione preventiva, sperando che si fermi il fenomeno”, il direttore generale di Arpac Stefano Sorvino la racconta così, quasi con pudore, questa ennesima puntata di un fenomeno che si amplifica, dice lui stesso, “con le temperature elevate di questi giorni”. Come se il caldo fosse la causa, e non semplicemente l’amplificatore di qualcosa che c’è sempre, sotto, silenzioso, quando le temperature sono normali. E qui arriva la parte che dovrebbe far riflettere. “Al momento non abbiamo riscontrato nulla di specifico. Stiamo facendo dei controlli in un’area dove ci sono decine di potenziali fonti”. Decine di impianti che trattano materiale organico, cicli di rifiuti, frazione umida, depurazione delle acque reflue, sottoprodotti di origine animale, in un territorio dove individuare la fonte esatta di un cattivo odore diventa, nelle parole dello stesso direttore, “una delle cose più difficili in assoluto da individuare”.

Difficile per chi controlla, comodo per chi dovrebbe essere controllato. Perché Sorvino lo dice chiaro, senza giri di parole: “Ci sono aziende che hanno sistemi di abbattimento degli odori che si attivano solo quando vedono arrivare i controlli”. Un meccanismo che funziona così: i cittadini annusano, segnalano, si affidano a un bot su Telegram o a un’app con accesso Spid per dire che qualcosa non va; l’ente pubblico arriva dopo, prova a ricostruire orari e situazioni, ammette che “non è detto che abbia le caratteristiche della volta scorsa”, che “potrebbe essere un fatto occasionale”; e nel frattempo la fonte, o le fonti, “che potrebbero anche essere concorrenti”, restano dove sono, a produrre quello che producono, con o senza impianti di abbattimento accesi.

Chi vive a Ponte Riccio, a Lusciano, a Parete, non ha bisogno di un report tecnico per sapere che c’è un problema: gli basta il naso. Ma un naso non fa una prova in un procedimento amministrativo, e così la responsabilità si scioglie nell’aria insieme all’odore, diluita tra decine di potenziali fonti che nessuno riesce a inchiodare con certezza. Il risultato è un controllo che rincorre, non che previene: “Al momento è un’azione più preventiva che altro”, ammette Sorvino, “ma se il fenomeno dovesse persistere, allora andremo avanti in lungo e in largo nella zona, fino a individuare la fonte o le fonti”. Fino a individuarle, appunto, non prima. In una regione che porta ancora addosso il marchio della Terra dei Fuochi, che ha imparato a convivere con roghi tossici e conferimenti illeciti, il sistema di controllo ambientale continua a muoversi su un solo binario: quello della reazione alla segnalazione, mai quello della prevenzione strutturale. Non esistono monitoraggi continui e automatizzati sugli impianti a rischio, non esistono sanzioni immediate per chi attiva i sistemi di abbattimento solo a ispezione in corso, non esiste, soprattutto, un deterrente che renda più conveniente rispettare le norme piuttosto che aggirarle quando nessuno guarda.

Sorvino può solo augurarsi che il fenomeno si areni. È una speranza ma è anche la fotografia di un’istituzione che, con le risorse che ha, può fare poco più che sperare insieme ai cittadini che l’aria torni respirabile. Ma quanto ancora la Campania dovrà affidarsi al naso dei suoi abitanti prima che qualcuno decida di controllare gli impianti prima che puzzino, e non dopo?

This post was published on Lug 19, 2026 11:26

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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