Politica

Trump ICE e analogie autoritarie. Don’t give Trump a chance

Nei giorni scorsi mi sono interrogato su preoccupanti analogie tra Trump e alcune figure politiche del secolo scorso e di questo millennio, cercando di capire cosa sta realmente accadendo e quali sono i fatti distinguendoli da interpretazioni retoriche.

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e le sue politiche aggressive sia in politica interna sia in politica estera hanno innescato forti reazioni e preoccupazioni a livello internazionale e negli Stati Uniti, nel mentre giornalisti, opinionisti e critici evocano analogie con regimi autoritari o totalitari del presente e del passato.

Trump ICE e l’accelerazione di un’agenzia controversa

Dopo le elezioni e il suo insediamento nel 2025, l’amministrazione Trump ha intensificato le operazioni di ICE, l’agenzia federale responsabile dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione, con schieramenti di migliaia di agenti federali in città come Minneapolis, Los Angeles, Chicago e New York per condurre grandi operazioni di controllo, arresto e deportazione.

Un episodio assurdo e inimaginabile che deve far preocuppare è stata la morte di Renée Good, una cittadina americana uccisa da un agente di ICE durante un’operazione a Minneapolis, che ha scatenato proteste e contestazioni ovunque. Ma partiamo da quello che ritego essere l’origine dell’uso di tale forza, a tutti gli effetti, militare.

Capitol Hill, “esaltati” e l’amnistia politica

Ritengo, come una parte dell’opinione pubblica e dei critici sostiene, che dopo i fatti del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill, Trump si sia reso conto di poter contare su un gruppo di sostenitori radicalizzati, e che questo abbia influito su alcune delle sue scelte politiche successive.

In particolare, la decisione di concedere la grazia o sospendere le accuse contro molti partecipanti a quell’assalto è stata interpretata come un tentativo di consolidare il sostegno politico interno e di mantenere attivi gruppi di fedeli.

Attraverso il rafforzamento di ICE e l’assunzione di nuovi agenti, Trump sembra stia cercando di creare una sorta di “forza personale” con cui poter reagire a eventuali proteste di opposizione, in caso di scontri di massa o di una crisi sociale più ampia. Vedi recenti investimenti di miliardi di dollari.

Sebbene non esistano prove dirette che Trump stia formalmente reclutando un “esercito privato”, le crescenti dimensioni e l’uso di ICE in operazioni interne sono viste da molti come un modo per accentrare potere nelle mani dell’esecutivo o più semplicemente del Presidente.

Il paragone con polizie segrete o forze paramilitari senza limiti chiari di controllo, richiamano una molteplice di realtà storiche che hanno attraversato l’Europa nel secolo scorso e che evidenziano la paura che possano essere intaccati e eliminati diritti civili e controlli istituzionali.
Questi fenomeni alimentano timori che potrebbe degenerare in un conflitto interno.

La Groenlandia e la barzelletta Board of Peace

Dopo l’intervento in Venezuela, giustificata da una non meglio precisata lotta al narcotraffico ma chiaramente legata all’accesso alle risorse petrolifere del paese, Trump ha rilanciato la sua lunga idea di acquisizione della Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale e contrasto alla presenza di Russia e Cina nell’Artico. La stessa motivazione, all’opposto, che ha spinto Putin a invadere l’Ucraina

È comprensibile cercare riferimenti storici per comprendere dinamiche complesse. Si sa la storia si ripete. I sudeti insegnano, gli ucraini lo hanno capito, gli inuit e i danesi saranno i prossimi?

Le preoccupazioni di chi teme un “ritorno autoritario” con Trump si concentrano sull’uso di forze federali e agenzie con poteri ampliati accompagnata da una retorica malata che identifica negli avversari politici e nei dissenzienti, come i giornalisti, come nemici interni.

Non ultima le polemiche e la retorica nazionalista e securitaria nei confronti dei paesi esteri, vedi i dazi, visti come punizione e forma di ricatto a tutti gli effetti.

Nel clima politico del 2026, caratterizzato da forti tensioni interne negli Stati Uniti, operazioni militari all’estero e proposte geopolitiche controverse sono segnali di pericolo per la democrazia e per i diritti civili. Non ultima, mi permetto di definirla una barzelletta, la creazione del Board of Peace una sorta di Onu privato di Trump in cui raggruppare amici sodali, qualche dittatore il tutto condito da una spruzzata di riduzione dei dazi.

Come cantava John Lennon più che “give peace a chance” al momento è preferibile “don’t give Trump a chance”

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