A Pompei si è da poco concluso il primo caso di esame su resti ossei di età romana realizzato in sito. Si tratta di un’operazione scientifica “mai tentata prima al mondo“, come afferma Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia.
Gli 86 calchi dei pompeiani morti nell’eruzione del 79 d.C. sono stati studiati, come mai prima d’ora, grazie a un grande macchinario per la Tac, prodotto da Philips. Il macchinario, che pesa almeno due tonnellate, è stato montato provvisoriamente nella zona dell’ingresso di Piazza Anfiteatro. I calchi sono stati dunque sottoposti a una moderna Tac a 16 strati e ognuno è stato interamente scansionato in 100 secondi. L’intero processo è avvenuto sotto la guida del responsabile della radioprotezione, il medico radiologo Giovanni Babino, del referente di Philips spa Healtacare Roberto Canigliula, del responsabile del cantiere dei calchi e del laboratorio di restauro della soprintendenza Stefano Vanacore e dell’antropologa Estelle Lazer.
Una delle sorprese di questo approfondito studio ha a che fare con le arcate dentarie, ricostruite in 3D, insieme agli scheletri inglobati all’interno dei calchi in gesso, grazie a un potente software Philips che ha elaborato le scansioni dei corpi. Dall’esame delle arcate si è potuto evincere che i pompeiani avevano denti sanissimi. Questo grazie all’alimentazione prevalentemente vegetariana e alla quasi totale assenza di zuccheri nel consumo alimentare, come ha spiegato l’odontoiatra specialista Elisa Vanacore.
This post was published on Set 30, 2015 13:53
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