Ad Aversa, in via Modigliani, fino a poco tempo fa c’era solo un’area abbandonata. Adesso al suo posto c’è un campo da basket, con accanto uno spazio per il parkour, aperto a chiunque e senza pagare niente. A Torre del Greco è successa la stessa cosa in via Lamaria: anche lì basket e parkour, in una zona che oggi è completamente libera e accessibile a tutti. Sono i due nuovi “Sport Illumina”, playground all’aperto realizzati da Sport e Salute nell’ambito del progetto promosso dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che era presente all’inaugurazione.
In tutta Italia di aree come queste ne sono state realizzate 85. In Campania quelle di Aversa e Torre del Greco sono la terza e la quarta: il mese scorso era toccato a Casalnuovo e Casoria. Sono pensate per cittadini di ogni età, ma si rivolgono prima di tutto ai ragazzi.
Ad Aversa poi il campo non verrà lasciato a sé stesso dopo il taglio del nastro: per sei anni sarà Sport e Salute a gestirlo, con i suoi tutor che ogni giorno porteranno attività e movimento. Abodi ha legato i due nuovi playground agli impegni presi dal Governo: “Il Governo, giorno dopo giorno, sta dando forma agli impegni assunti, a partire da quello di rendere lo sport sempre più accessibile e gratuito, perché nessuno debba rinunciare a praticarlo per ragioni economiche o per mancanza di strutture”. Poi ha parlato direttamente dei più giovani: “Restituiamo alla comunità luoghi riqualificati nel quale ragazzi e ragazze potranno incontrarsi, condividere esperienze e crescere attraverso i valori dello sport”. Il ministro ha richiamato anche l’articolo 33 della Costituzione, al comma 7, che riconosce il valore educativo e sociale dell’attività sportiva, e ha aggiunto: “Anche questi playground contribuiranno a prevenire e mitigare il disagio giovanile e rafforzare il rapporto tra giovani, territorio e istituzioni”.
Soddisfatti anche il presidente e l’amministratore delegato di Sport e Salute, Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris, secondo cui “gli Illumina sono molto più di campi dove praticare sport: sono luoghi che restituiamo alle persone”. E spiegano il perché: “Quando uno spazio pubblico torna a vivere attraverso il gioco, il movimento e l’incontro, migliora la qualità della vita di un quartiere, si rafforzano le relazioni e cresce il senso di appartenenza”.
A questi campi, insomma, le istituzioni affidano un compito che va oltre il gioco: educare, prevenire il disagio, tenere insieme un quartiere. Per capire se ci riusciranno, però, bisogna mettersi dalla parte dei ragazzi. Un adolescente di Aversa o di Torre del Greco, quando esce da scuola, dove va? Che alternative ha sotto casa?
Nelle parole del ministro ci sono già i due ostacoli più comuni: i soldi e la mancanza di strutture: una palestra o una società sportiva costano, e non tutte le famiglie possono permettersele. Se poi mancano spazi pubblici dove stare, resta la strada: un muretto, una piazza, un angolo dove ritrovarsi senza fare niente di preciso.
Per questo un campo gratuito, all’aperto, raggiungibile a piedi, può pesare. Aprirlo, però, è la parte facile, il difficile è che entri davvero nella giornata dei ragazzi e che diventi il posto dove si passa dopo i compiti senza bisogno di darsi appuntamento, dove si trova sempre qualcuno, dove chi arriva da solo riesce a infilarsi in una partita. Ad Aversa, in questo, i tutor potranno fare molto. Ma alla fine uno spazio funziona solo se i ragazzi lo sentono loro e lo usano anche nelle sere in cui nessuno li guarda.
Il timore, chi ha visto altri spazi pubblici appena sistemati lo conosce bene, è che succeda il contrario, ovvero che il nuovo campo, invece di riempirsi di partite, diventi il territorio di qualche gruppetto di futuri teppisti, pronti a rompere canestri e attrezzature. Basta poco: qualche notte senza controlli e i lavori appena finiti tornano a essere rottami. I controlli servono, ma da soli non bastano. Nessuno pensa che un canestro possa risolvere da solo problemi complicati, ma lo sport però può offrire un posto dove incontrarsi, conoscere gente, sentirsi parte di qualcosa. Il resto lo diranno i prossimi mesi, quando l’inaugurazione sarà un ricordo e via Modigliani e via Lamaria andranno giudicate in un martedì sera qualunque, contando quanti ragazzi ci sono in campo. E se quel campo non lo prenderanno i ragazzi che vogliono giocare, chi lo prenderà al posto loro?
This post was published on Ott 17, 2026 9:27
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