Il prezzo del diesel torna a salire e per chi ogni giorno deve prendere l’auto non è una notizia da leggere distrattamente. Da oggi, 26 settembre, lo sconto sulle accise viene dimezzato: si passa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro.
I primi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano già l’effetto del cambiamento. Il gasolio in modalità self sulle strade ordinarie arriva in media a 2,357 euro al litro. In autostrada il prezzo medio sale a 2,439 euro.
Per una famiglia che usa l’auto per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, fare la spesa o raggiungere un’altra città, il carburante non è una spesa che si può semplicemente eliminare, non tutti hanno a disposizione un’alternativa comoda all’automobile. In molte zone, soprattutto fuori dai grandi centri, spostarsi significa necessariamente mettere benzina o diesel. Ed è qui che il prezzo alla pompa smette di essere soltanto un dato economico.
Il problema è che negli ultimi anni tante famiglie hanno imparato a fare i conti su tutto: la spesa alimentare, le bollette, l’affitto o il mutuo, le attività dei figli. Anche pochi euro in più, ripetuti ogni settimana, finiscono per pesare sul bilancio mensile.
Il carburante ha poi una caratteristica particolare, non riguarda soltanto chi guida: il diesel serve anche a muovere camion, furgoni e mezzi utilizzati dalle aziende. Se trasportare una merce costa di più, prima o poi quella spesa può riflettersi anche sul prezzo finale. Non significa che ogni aumento alla pompa si trasformi automaticamente in un aumento al supermercato, ma trasportare costa e quel costo entra nell’economia reale.
Per questo parlare di carburanti significa parlare anche di lavoro e di famiglie.
C’è chi percorre decine di chilometri ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro. C’è chi lavora utilizzando un furgone. Ci sono artigiani, commercianti, rappresentanti, autotrasportatori e lavoratori che senza un mezzo proprio avrebbero difficoltà a svolgere la loro attività.
E poi c’è una questione ancora più semplice: quanto spazio rimane a fine mese per tutto il resto?
Quando una parte maggiore dello stipendio viene destinata alle spese indispensabili, diminuisce quella che può essere utilizzata per una cena fuori, una gita, un acquisto rimandato o un’attività per i propri figli. Sono piccole rinunce, prese singolarmente, ma sommate raccontano il modo in cui cambia la vita quotidiana.
Il governo ha previsto che il nuovo livello dello sconto sulle accise resti in vigore fino al 5 ottobre, e dal 6 ottobre dovrebbe inoltre entrare in funzione il meccanismo delle accise mobili previsto dal provvedimento.
Intanto Eni ha annunciato un tetto al prezzo di vendita dei carburanti: dal 28 settembre, per 30 giorni, il gasolio dovrebbe essere venduto a un massimo di 2,19 euro al litro e la benzina a 1,99 euro, con la possibilità di prorogare la misura fino alla fine dell’anno, interventi che possono incidere sul prezzo finale, ma il punto resta quello che ogni automobilista vede davanti alla colonnina.
Il carburante è diventato una delle spese che obbligano le persone a fare attenzione anche a pochi centesimi. E quando una famiglia comincia a calcolare il costo di ogni spostamento, il problema non è più soltanto quanto costa un litro di diesel.
È quanto costa, oggi, vivere, lavorare e muoversi.
This post was published on Set 26, 2026 13:41
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