Si chiude oggi al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra “Sogno mediterraneo. Sergio Vacchi”, un omaggio all’artista italiano scomparso dieci anni fa, protagonista originale del Novecento, e in occasione del quale viene ufficialmente donata alla collezione permanente la celebre tela “La telefonata di marmo” (1966), arricchendo il patrimonio del museo di un’opera iconica del ciclo Federico II di Hohenstaufen. Con oltre 35mila visitatori registrati nei mesi di apertura, la mostra ha offerto al pubblico un percorso che ha attraversato la carriera di Vacchi, dalla sua personale reinterpretazione della storia e dell’arte mediterranea fino alle sperimentazioni più visionarie e ironiche che lo hanno reso unico. La donazione dell’opera, realizzata in smalto su tela di 200×230 cm, rappresenta un momento di continuità e riconoscimento, permettendo al lavoro dell’artista di dialogare stabilmente con il pubblico napoletano e con le future generazioni.
“La telefonata di marmo” è un notturno mediterraneo, dove la testa dell’imperatore emerge da una quinta architettonica mentre la mano solleva la cornetta del telefono, sospesa in un tempo congelato. L’opera unisce riferimenti storici, ironia e memoria culturale: un gesto quotidiano diventa teatro sospeso tra antico e contemporaneo, mentre il mare e le architetture evocano il Mediterraneo come spazio di storia e fantasia.
Il direttore del museo, Eike Schmidt, sottolinea: “Con questa donazione e la conclusione della mostra, Capodimonte riafferma il proprio ruolo nel valorizzare gli artisti del Novecento italiano. Vacchi è stato un innovatore che ha saputo fondere storia, cultura e sperimentazione, e oggi la sua opera continua a dialogare con il pubblico in un contesto museale unico”.
La donazione è stata resa possibile grazie alla volontà della Fondazione Vacchi, che ha scelto Napoli e Capodimonte come luogo ideale per rendere permanente la presenza dell’artista nella città che ha rappresentato per lui un momento decisivo nella ricezione e comprensione della scena contemporanea. La presidente della Fondazione, Marilena Graniti Vacchi, dichiara: “La donazione di ‘La telefonata di marmo’ vuole essere un gesto di continuità e riconoscenza, affinché l’opera di Sergio Vacchi possa restare accessibile al pubblico e dialogare con la vivacità artistica e culturale di Napoli”.
La mostra ha raccontato la carriera di Vacchi mettendo in luce il suo approccio originale alla pittura: un artista capace di coniugare ironia, sperimentazione tecnica e riflessione storica. Il percorso ha ripercorso i suoi cicli più celebri, le opere dedicate alla storia medievale e contemporanea, e il rapporto con il Mediterraneo e la città di Napoli. L’attenzione alla memoria storica e all’archeologia si unisce in Vacchi a un linguaggio poetico e surreale, in cui la rappresentazione realistica convive con la fantasia e l’immaginazione, generando un dialogo aperto con il pubblico. “La telefonata di marmo” rappresenta in maniera emblematica questo connubio: un’opera che, pur nella sua ironia, trasmette riflessione sulla storia, sul tempo e sull’interazione tra reale e immaginario. Lo smalto su tela cattura la luce, evidenzia dettagli architettonici e conferisce un senso di sospensione temporale, trasformando la scena in un’esperienza immersiva per chi la osserva.
La donazione dell’opera rafforza la collezione contemporanea del Museo di Capodimonte, confermando l’istituzione come punto di riferimento per lo studio e la valorizzazione dell’arte italiana del Novecento. L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto culturale volto a promuovere la conoscenza degli artisti storicamente significativi e la loro influenza sulla scena attuale.
Il percorso di Vacchi a Napoli sottolinea come la città abbia rappresentato per l’artista un luogo di stimolo creativo e di confronto con un panorama artistico vivace e sperimentale. La permanenza dell’opera nel museo permette ora di consolidare questo dialogo, offrendo al pubblico la possibilità di osservare da vicino il lavoro di un maestro che ha contribuito a ridefinire la pittura italiana del XX secolo.
“L’arte di Vacchi continua a vivere e a trasformare lo spazio museale in un luogo di scambio, conoscenza e stupore” conclude Schmidt “La sua eredità rimane un patrimonio collettivo, un ponte tra storia e contemporaneità, che il pubblico potrà ammirare ogni giorno a Capodimonte“.











