di Redazione
Solo pochi giorni prima del ritrovamento dei fusti pieni di rifiuti tossici, sotterrati in un terreno a Casal di Principe, don Patriciello, membro attivo del comitato “Terra dei fuochi e dei veleni”, aveva invitato lo scrittore Roberto Saviano a tornare nella sua terra, a condividere la lotta ostinata dei suoi concittadini.
La risposta dell’autore di “Gomorra” e “Zero zero zero” non si è fatta attendere. “Ci sono sempre stato, ci sono adesso e ci sarò sempre”, ha scritto Saviano affidando a Facebook la sua accorata lettera per il prete. Aprendo uno spiraglio per eventuali collaborazioni future con il comitato, ha aggiunto quella che egli stesso definisce “una promessa di impegno solenne” per la sua Campania: “vediamoci, organizziamoci, agiamo. Insieme a chi ogni giorno si sveglia, vive, ama e muore in quella terra avvelenata che dobbiamo smettere di chiamare maledetta”.
Le parole di don Patriciello hanno forse colpito l’animo di Saviano, che è stato tra i primi a dare voce ai cittadini campani, a condurre la lotta contro lo sversamento illecito di rifiuti tossici, denunciando il vile operato della camorra e i guadagni mostruosi che, per troppi anni, questo commercio illegale ha prodotto ai boss locali. La storia dello scrittore è, del resto, nota a tutti: il libro-denuncia, le minacce, la necessità di vivere scortato da agenti di sicurezza, di vivere lontano dalla propria terra d’origine. Una terra per cui, oggi, Saviano vuole tornare a lottare, recuperando quella tenacia che per molti anni lo ha sostenuto nelle sue battaglie e che riconosce nelle parole del prete anti-camorra: “una tenacia che non ascoltavo da anni, una fiducia che io stesso ho perso” ha aggiunto.
GUARDA IL VIDEO: La dichiarazione di don Patriciello ai nostri microfoni
This post was published on Set 20, 2013 12:10
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