Attualità

Ritorno al passato

Il 2016 sembra essere tornato: mentre le nuove generazioni lo riscoprono, chi l’ha vissuto lo idealizza.

Tra la malinconia del tempo che corre e la voglia di romanticizzare ed emulare un’ intera generazione di adolescenti, l’anno nuovo sembra avere un retrogusto di passato. Proprio così, tra choker, capelli colorati e make-up estrosi, il 2016 sembra essere tornato!

Ce ne rendiamo conto da vecchie hit che riappaiono in classifica, dalle tendenze che raffiorano e, soprattutto, dai contenuti social che propongono un’estetica meno costruita.

La musica contribuisce in modo incisivo a questo ritorno: le playlist riprendono ad essere colme di pop, R&B morbido e sonorità EDM che hanno dominato le classifiche, canzoni che dieci anni più tardi fungono da capsula del tempo.

E’ proprio qui che il revival del 2016 si distingue dalle mode che tornano: questa che stiamo vivendo non è un copia e incolla di mode di diec’anni fa, bensì una rielaborazione consapevole in cui i trend vengono filtrati e riadattati ad un contesto diverso, quello del presente.

E’ vero che tutte le mode tornano ciclicamente, ma in questo caso non si tratta solo di una questione d’estetica o di stile: ciò che torna è un intero immaginario culturale. Ma perché, tra tante annate, il 2016 è per noi così iconico?

Nell’immaginario collettivo questo è un periodo che rappresenta il “prima”, prima di un’accelerazione tecnologica che ha trasformato radicalmente il modo di comunicare e di utilizzare i social network. Non si tratta necessariamente di un anno “migliore”, ma viene percepito come più semplice, più leggero, meno carico d’ansia nei confronti del mondo. In questo senso, il 2016 che riemerge, non è un semplice ciclo di tendenze, ma una reinterpretazione stilistica ed emotiva che parla con nostalgia sia a chi l’ha vissuta sia a chi la scopre per la prima volta.

Il sentore di questo ritorno al passato sembrava già essere nell’aria agli sgoccioli del 2025, quando i fan di Kylie Jenner, imprenditrice statunitense e fondatrice di Kylie Cosmetics, – che ha visto i suoi albori proprio a metà decennio – chiedevano a gran voce di far tornare il volto del brand alle sue origini: campagne pubblicitarie originali che sapevano donare carattere al brand e che, soprattutto, rispecchiavano appieno il volto della sua fondatrice, simbolo dell’epoca. Il make-up è stato infatti protagonista del periodo: nel 2016 look audaci e colorati la facevano da padrone insieme agli immancabili eyeliner grafici ed ai rossetti scuri e soprattutto matte, il tutto contornato da capelli tinti di rosa, blu o viola. Insomma, in un epoca segnata dalla continua ricerca della perfezione e dall’estetica “clean”, questo ritorno sembra rivendicare il diritto di osare, di esprimersi, di non essere sempre impeccabili.

Ed è proprio così che, a dieci anni di distanza, tra influencer, cantanti, modelle e chiunque altro abbia vissuto l’adolescenza in quel periodo, i social si pervadono di una malinconia dal sapore dolceamaro. A prendere parte al recentissimo trend non sono solo utenti comuni, ma anche e soprattutto figure centrali della cultura pop, tra loro anche la cantante internazionale Dua Lipa e l’influencer e imprenditrice Hailey Bieber, che pubblicano i loro ricordi tra immagini sgranate e momenti di quotidianità che riescono a restituire ai nostri feed un’estetica più vera, semplice e immediata, lontana dall’immagine iper-curata presente oggi sui social.

Ci troviamo quindi inondati da post e storie su instagram che ritraggono le persone in quelli che, col senno di poi, sono stati gli ultimi momenti liberi dalle congetture dei social come li conosciamo oggi: la gente non pensava troppo a cosa postare o non postare, c’erano spontaneità, divertimento, verità, connessione, scopi per i quali forse i social sono nati.

Nel 2016 pubblicare storie – allora una novità – serviva a raccontare frammenti di vita, fungevano quasi da diario, non c’era strategia, né l’ossessione per l’algoritmo.

Oggi quei contenuti appaiono quasi come testimonianze di un’era digitale più libera: il ritorno di foto imperfette, dei video senza montaggio, e perfino dell’iconico Snapdog filter, simbolo di quell’epoca, è forse un mero tentativo di recuperare quella spontaneità perduta, quando si postava per condividere, non per essere valutati.

Più che tornare indietro si sembra voler recuperare ciò che pare mancare al presente: leggerezza e immediatezza.

Chissà, forse il revival di quest’epoca chiede di tornare ad un digitale più spontaneo, meno performativo e costruito, proprio perché mostra una stanchezza digitale diffusa e il desiderio di vivere l’online con più spensieratezza: essere presenti senza però pensare troppo a come apparire.

Forse è solo una fase, o forse è il segnale di un cambiamento più profondo che potrebbe cambiare il modo in cui viviamo i social.

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