Attualità

Piccoli imprenditori, grande crisi: il nero come unica via di sopravvivenza

Quando si parla di lavoro in nero il pensiero corre subito ai lavoratori sfruttati da imprenditori senza scrupoli e costretti ad accettare salari bassissimi, condizioni precarie e spesso pericolose. Ma ci siamo mai fermati a guardare il problema a 360°? Abbiamo mai provato a capire la questione da tutti i punti di vista? Dietro il lavoro in nero a volte c’è una situazione più complicata di quanto pensiamo. Non sempre parliamo di imprenditori senza scrupoli, ci sono anche persone che non vogliono sfruttare nessuno, ma si sentono con le spalle al muro. Tra affitti, bollette, tasse e contributi, i costi sono diventati così alti che per alcuni l’alternativa è una: o trovi un modo per restare a galla, oppure chiudi. E così qualcuno sceglie di far lavorare “in nero” qualche dipendente pur di non abbassare la serranda. Attenzione: non è una giustificazione, il lavoro nero resta un problema serio, con rischi pesanti per tutti. Però, se vogliamo capire davvero il fenomeno, dobbiamo guardarlo tutto: imprenditori schiacciati dalle spese, fornitori da pagare subito, clienti sempre più esigenti e un fisco che, spesso, sembra non lasciare respiro a chi prova a fare impresa in regola.

Nel tentativo di poter fare luce sulla questione, ho avuto occasione di poter parlare con Mastro Peppe (nome di pura fantasia, al fine di tutelare la privacy dell’interessato) che ha voluto spiegarci in questa breve intervista della sua difficoltà a tenere in piedi la sua attività, non potendo sempre stare in regola con la legge:

Buongiorno Sig. Peppe, che tipo di attività gestisce e da quanti anni è aperta?

Buongiorno. La mia è un’attività artigianale ed è aperta dal 1982, quindi sono 44 anni di attività.

Qual è la voce di spesa che pesa di più? Tasse, contributi, affitto, bollette?

Sicuramente al primo posto ci sono le tasse e i contributi INPS poi tutte le altre spese di gestione attività (bollette, affitto, manutenzione, acquisto materiali etc.)

Se avesse messo tutto in regola, il negozio sarebbe riuscito a restare aperto?

Assolutamente no! La pressione fiscale è troppo alta rispetto agli incassi effettivi della mia attività

Ha mai subito controlli da parte di ispettori o forze dell’ordine?

Assolutamente si, da parte di vigili, ispettori ASL e guardia di finanza.

Pensa che lo Stato chiede l’impossibile?

Assolutamente sì!

Quando ha capito che lavorare “in regola” non era più sostenibile?

Dopo un forte periodo di crisi economica in cui mi sono ritrovato a scegliere se chiudere totalmente l’attività, quindi restando senza nessuna alternativa lavorativa, oppure, continuare sempre tra mille difficoltà.

Quando è stata l’ultima volta che ha sentito lo Stato dalla sua parte?

Durante il periodo COVID, grazie al governo Conte che mise a disposizione un piccolo bonus che ha rappresentato uno spiraglio di luce in un momento molto buio.

Pensa che lo Stato sappia davvero cosa significa tenere aperta una saracinesca a Napoli?

Assolutamente no! E anche se dovesse saperlo, non credo sia davvero interessato a migliorare la vita dei piccoli imprenditori.

È più illegale il nero o un sistema che lo rende inevitabile?

Sicuramente un sistema che lo rende inevitabile! Se si vuole dare ossigeno all’ economia e alla diffusione di prospettive di lavoro, bisogna assolutamente aiutare le piccole imprese locali, abbassando la pressione fiscale e semplificando tutte le procedure di apertura e gestione delle attività, troppo spesso intrappolate nei tentacoli della burocrazia.

Una chiacchierata, questa avuta con Mastro Peppe, che racconta con grande amarezza la dura realtà lavorativa non solo napoletana, ma nazionale. Ma allora, alla fine, dove sta la verità? Il lavoro nero resta un problema serio, inutile girarci intorno. Chi lavora senza contratto è più fragile, però fermarsi lì è troppo comodo. La storia di Mastro Peppe non è una giustificazione, è la fotografia di chi, dopo quarant’anni di sacrifici, si ritrova a fare i conti con tasse, contributi, bollette e burocrazia che sembrano non finire mai. Il “nero” è il sintomo di un sistema che, per molti, è diventato insostenibile, e se continuiamo a parlare solo di colpe senza parlare anche di cause, continueremo a raccontare sempre le stesse storie.

La domanda vera, allora, è semplice: vogliamo limitarci a puntare il dito o vogliamo capire perché sempre più persone si sentono con le spalle al muro? 

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