Cronaca

Picchiato da undici ragazzi, poi gli sfottò sui social: la violenza che non si vergogna più

Sabato sera tardi, in via Salvo D’Acquisto ad Aversa, un ragazzo di diciassette anni si sarebbe trovato accerchiato da un gruppo di oltre dieci coetanei. Avrebbe provato ad allontanarsi, puntando verso una pizzeria, un luogo pubblico, illuminato, apparentemente sicuro. Non sarebbe bastato: raggiunto e colpito alle spalle, sarebbe caduto a terra privo di sensi. E lì, a terra, privo di sensi e sanguinante, secondo quanto denunciato le percosse sarebbero continuate: calci, pugni, al volto, alla testa. Poi il gruppo si sarebbe allontanato.

Un dettaglio merita di essere sottolineato, anche se rischia di sembrare solo una coincidenza: quella via porta il nome del vice brigadiere dei carabinieri che nel 1943 si dichiarò falsamente responsabile di un attacco ai tedeschi pur di salvare ventidue civili innocenti dalla fucilazione, pagando con la vita. Una strada intitolata a chi ha scelto di sacrificarsi per sconosciuti è diventata, sabato notte, teatro di un pestaggio di gruppo contro un ragazzo solo. Nessuno lo ha scelto apposta, probabilmente. Ma è lì, ed è difficile non notarlo.

In ospedale gli accertamenti avrebbero evidenziato un trauma cranico e facciale e la frattura delle ossa nasali. Le lesioni hanno reso necessario un intervento chirurgico e fortunatamente dopo il ricovero il diciassettenne ha fatto ritorno a casa. Per lui il conto si ferma qui, tra punti di sutura e una convalescenza da affrontare, per chi lo ha aggredito, sabato sera sembra essere stato solo l’inizio.

Nei giorni successivi, sui social sarebbero comparsi contenuti, provocazioni e sfottò attribuiti proprio al gruppo indicato come coinvolto nel pestaggio. Non ci si nasconde, non si aspetta che le acque si calmino: ci si mostra. La famiglia, spaventata da questa escalation, ha presentato denuncia e si è rivolta al deputato Francesco Emilio Borrelli, chiedendo un intervento perché quei contenuti vengano rimossi. Un padre costretto a rivolgersi a un parlamentare per fermare dei video diventa la misura esatta del vuoto che si è creato tra un cittadino e le istituzioni che dovrebbero proteggerlo per mestiere.

Questo è solo l’ultimo di una serie di episodi che nel casertano e nell’hinterland napoletano si ripete con una regolarità che dovrebbe preoccupare più di quanto faccia. Le baby gang non sono un’invenzione di quest’estate. Cambia semmai il copione successivo, quello che si scrive a pestaggio finito: un gruppo che invece di dissolversi nell’anonimato si racconta, si filma, si vanta.

Un pestaggio, da solo, oggi non basta più a quanto pare. Picchiare non è più sufficiente, bisogna anche mostrarlo, raccontarlo, guadagnarci sopra qualche minuto di attenzione. La violenza è diventata contenuto, e come ogni contenuto ha bisogno di superare il precedente per continuare a valere qualcosa. Non ci si vergogna di aver picchiato qualcuno, ci si vergognerebbe semmai di non averlo fatto vedere a nessuno, la visibilità è la moneta con cui si paga lo status dentro il gruppo, e più il contenuto è brutale, meglio rende. Gli algoritmi, che premiano tutto ciò che genera una reazione, fanno il resto: non distinguono tra indignazione e ammirazione, contano solo numeri, condivisioni, commenti. In più si sceglie chi è solo, chi non ha una via di fuga, chi può essere raggiunto anche dopo essere corso per mettersi in salvo, perché la sproporzione è la parte più cercata dello spettacolo.

Il problema non si esaurirà con un’informativa di reato o con qualche misura cautelare: quando picchiare diventa un modo per conquistare visibilità e un pestaggio finisce sui social come fosse uno spettacolo, il rischio è che quel cerchio si chiuda ancora. E che, la prossima volta, dentro ci sia un altro ragazzo.

This post was published on Ago 28, 2026 9:57

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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