“Mamma, papà, mi scoccio di stare a casa, voglio uscire. Dove andiamo oggi?”. Parte da qui la storia di Francesco Carrese e Margherita Staiti, giovane coppia del quartiere Poggioreale a Napoli e genitori di tre bambini tra i 2 e i 10 anni che nel 2023 danno vita a “Ok Ti Ci Porto”, un progetto di eventi itineranti per bambini che unisce gioco e pedagogia, divertimento e contenuti educativi. “In realtà ‘Ok Ti Ci Porto’ non è altro che una sorta di resa… ma una resa nei confronti dei bambini”, spiegano i fondatori. Il nome dell’iniziativa nasce proprio dall’idea di cedere con entusiasmo alle richieste dei più piccoli: quel “Mamma, papà, c’è questo evento? Puoi portarmi?” che ogni genitore conosce fin troppo bene. L’obiettivo è offrire ai bambini la possibilità di divertirsi e, allo stesso tempo, imparare visto che gli eventi spaziano dal gioco all’esperienza educativa, sempre con attenzione alla qualità e alla sicurezza, il tutto ad un costo irrisorio, rendendo così accessibile il divertimento a famiglie di ogni fascia di reddito. Il primo format si chiama “Picnic da favola” e punta su grandi spazi all’aperto, luoghi suggestivi della Campania, costi contenuti e un’offerta di qualità anche dal punto di vista gastronomico. Il progetto ha avuto un successo immediato: in due anni i “Picnic da favola” hanno raccolto oltre 50mila presenze tra Napoli e Caserta, soprattutto lungo la fascia costiera da Pozzuoli a Castel Volturno. “L’occasione per realizzare il nostro ‘Resto al Sud’ ce la siamo inventata”, racconta Francesco Carrese. “Speriamo che la nostra storia possa essere un esempio per tanti giovani del Mezzogiorno, che non devono arrendersi all’emigrazione ma provare a trasformare le idee in progetti concreti” a cui fa seguito la filosofia aziendale sintetizzata da Margherita Staiti: “Se vogliamo il meglio per i nostri figli, lo dobbiamo offrire anche ai figli dei nostri amici, perché il termine ‘clienti’ non lo saprei nemmeno usare”.
Nell’intervista a RoadTv Italia, Francesco Carrese ha raccontato come “Ok Ti Ci Porto” sia nato da un bisogno reale di famiglia, diventato poi un progetto di successo:
Ciao Francesco, ci parli un po’ di Ok ti ci porto?
Mi piace raccontare che è un progetto che parte dalle esigenze della genitorialità (trovare sempre nuove cose da far fare ai nostri figli che siano divertenti ma anche educativi, formative e socializzanti) e arriva alla pianificazione imprenditoriale in maniera empirica. Sperimentando in luoghi e formule diverse quello che oggi è un format molto collaudato: il nostro Picnic da favola.
In un territorio come quello di Napoli, dove spesso si parla di mancanza di opportunità, voi avete scelto di restare e investire: quanto è stata una scelta di cuore e quanto una scommessa razionale?
Io non credo molto alla storia delle mancanze di opportunità. A Napoli e in Campania, ma in generale al Sud, ci sono territori pieni di opportunità. Non dobbiamo sempre lamentarci ma fare anche autocritica, investire in noi stessi e credere nella meritocrazia. Cuore e ragione nel nostro caso si sono unite. Io e mia moglie non abbiamo mai pensato ad un futuro lontano dalla nostra città e siamo felici di averlo saputo costruire qui con fatica e sudore che sono stati ripagati.
Un picnic da favola ha fatto registrare oltre 50mila presenze in due anni: qual’è secondo voi l’ingrediente che ha fatto davvero la differenza?
L’imprenditore del settore eventi e spettacoli deve essere come un bravo chef. Non basta mai un singolo ingrediente. La vera formula del successo è ‘cucinare’ un progetto miscelando i migliori ingredienti possibili. Nel nostro caso ci sono innanzitutto luoghi meravigliosi, c’è l’aria aperta, lo straordinario clima del sud nel quale la primavera inizia e febbraio e l’estate finisce ad ottobre. Poi c’è la nostra offerta variegata: la formula vincente dell’ edutainment. Divertimento, intrattenimento, spettacoli, laboratori, enogastronomia di qualità. Un’esperienza immersiva nel corso della quale i genitori si rilassano in riva al mare o adagiati su di un prato e i bambini sono costantemente seguiti da animatori ed educatori in un lungo percorso di attività ludico-motorie, culturali ed educative.
Siete partiti da un bisogno semplice, trovare qualcosa di bello e accessibile per i vostri figli: quanto pesa oggi a Napoli la mancanza di spazi e iniziative pensate davvero per i bambini e le famiglie?
Napoli e la Campania offrono molti spazi. Bisogna solo avere la capacità di renderli a misura di bambino. Le nostre esperienze all’ippodromo di Agnano o alla Mostra d’Oltremare dimostrano che anche luoghi con diversa destinazione d’uso con un bel progetto diventano a misura di bambino.
Quanto è stato difficile fare impresa senza reti di protezione economica? E quali sono stati i momenti in cui avete pensato: “Chi ce l’ha fatto fare?”
Per fortuna non abbiamo mai vissuto finora momenti di scoramento. Evidentemente abbiamo intercettato da subito un bisogno fortissimo di tanti genitori. E abbiamo formulato un’offerta che quindi ha trovato subito un mercato inesplorato.
Dopo “Un picnic da favola” quest’anno avete ideato anche “Un weekend da favola”: in cosa consiste?
Ogni favola più dura più è bella. Anche in questo caso abbiamo risposto ad un’esigenza dei genitori. Raccogliamo spesso i feedback di quelli che nemmeno riusciamo a chiamare clienti perché per noi ok ti ci porto è anche e soprattutto una grande comunità di genitori nella quale sono nate numerose amicizie. La Campania ha luoghi meravigliosi come il Cilento nel quale dal 22 al 24 maggio faremo il primo week end da favola che meritano qualche giorno in più per essere goduti appieno da grandi e piccini. E noi offriremo questa possibilità con la nostra formula consolidata al Residence Punta Cilento.
Se un giovane napoletano vi dicesse: “Ho un’idea, ma qui è impossibile”, cosa gli rispondereste senza frasi motivazionali ma con la concretezza di chi ci è passato davvero?
Vorrei esaminare concretamente quest’idea. Vedere un business plan capire le difficoltà tecniche e logistiche. A volte ci si scoraggia troppo presto. Ogni idea se non campata in area si può realizzare. A volte ci si arrende troppo presto.
A volte da un semplice “mi porti?” può nascere un sogno che cammina con le proprie gambe. Ad maiora, Francesco e Margherita.













