Cultura

Napoli si riprende La Santissima: domenica riapre il gigante della cultura

Nel ventre antico di Napoli, tra i Quartieri Spagnoli e Montesanto, c’è un posto che ha attraversato secoli di storia senza mai smettere di raccontarli: prima convento, poi ospedale militare, poi un silenzio durato oltre trent’anni. Oggi La Santissima Community Hub è il più grande spazio artistico e culturale della città, ben 7.500 metri quadrati restituiti a chi li vuole abitare, attraversare, vivere. E domenica 3 maggio apre le porte a tutti con un evento pensato proprio per questo: “La Santissima Domenica — Festa Analogica“. Ingresso libero, dalle 11 alle 21, con un programma che non lascia spazio alla noia. La storia di questo luogo suggestivo comincia nel primo Seicento, quando una nobildonna di origine spagnola, tale Vittoria De Silva, rifiuta il matrimonio che la famiglia le ha combinato e fonda il Convento della Trinità delle Monache. Tre secoli dopo, quelle stesse mura diventano ospedale militare, si caricano del peso della guerra, delle ferite, del dolore. Poi il progressivo abbandono, le porte chiuse, il tempo sospeso. Fino a oggi: trentacinque realtà attive tra cinema, teatro, editoria, arti performative e produzioni multimediali hanno preso casa qui, trasformando quello che era silenzio in un cantiere permanente di cultura e comunità.

La giornata di domenica è il modo più diretto per capire cosa sia davvero La Santissima. Il programma mette al centro il corpo, il gioco, la presenza fisica in un’epoca in cui tutto tende a smaterializzarsi: twister, Dance Kitchen, cacce al tesoro intergenerazionali, letture di tarocchi, live rap, listening session, performance teatrali, mostre, installazioni, laboratori per bambini, momenti di food e cocktail. Suona caotico? Lo è, nel senso migliore possibile: quello di una città che si riappropria di uno spazio e ci porta dentro tutto ciò che è.

C’è da dire poi che domenica La Santissima ospita anche l’anteprima di qualcosa che vale la pena raccontare per bene: dalle 13 alle 18 viene proiettato per la prima volta “L’Arte della Tipografia“, uno short doc ideato e prodotto da Giulio Bruni e Giovanni Scirocco con la regia di Antimo Campanile, e che ruota interamente attorno ad una figura, Carmine Cervone, maestro tipografo del centro storico napoletano, uno di quegli artigiani che il tempo ha provato a superare, senza riuscirci. Cervone non si è limitato a tenere aperta la sua bottega storica, ha fatto qualcosa di più ostinato e visionario: ha preso una chiesa abbandonata del centro e l’ha trasformata in una Tipografia Museo, un luogo dove i torchi, i caratteri mobili e l’odore dell’inchiostro non sono reperti da contemplare ma strumenti ancora in uso, ancora capaci di produrre qualcosa. Un atto di resistenza culturale che a Napoli, città che conosce bene il confine tra abbandono e rinascita, suona familiare.

Il film lo segue con discrezione, senza invadere. La regia sceglie un approccio visivo misurato, quasi contemplativo: niente interviste “confezionate”, niente retoriche sull’artigianato perduto. Quello che si sente, invece, sono i suoni reali del processo di stampa (il clack dei caratteri, il ritmo della pressa, il fruscio della carta) accompagnati da una colonna sonora ambient minimale, guidata dal pianoforte, che lascia respiro alle immagini senza sovrastarle. Il risultato è un ritratto che parla di tempo: il tempo lungo del gesto ripetuto, della cura quotidiana, della memoria che non si conserva nei musei ma nelle mani di chi continua a fare.

È difficile immaginare un contesto più adatto per questa anteprima. La Santissima, con la sua storia di abbandono e rinascita, e il film di Cervone, con il suo racconto di una pratica che sopravvive alla scomparsa, parlano esattamente la stessa lingua.

Domenica 3 maggio, Vico Trinità delle Monache 1, Napoli. Dalle 11 alle 21, ingresso libero. Alcune attività richiedono prenotazione su lasantissimadomenica@gmail.com. Tutte le informazioni sul sito web de La Santissima.

This post was published on Mag 2, 2026 9:30

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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