La vittoria che ti aspetti non arriva. La reazione veemente che attendi non c’è. I 3 punti a portata di mano sfuggono. La zampata decisiva latita. Il pubblico ci crede fino alla fine, sostiene i suoi beniamini, rumoreggia, fischia i blucerchiati, incita oltremisura gli azzurri.
Il manto erboso in disastrose condizioni non aiuta. Di chi le responsabilità? Del Comune o della società? Certamente il terreno di gioco non può e non deve essere un attenuante né un alibi. Dopo la sconfitta in coppa, a seguito dell’inaspettato risultato della Roma, il Napoli stecca un’occasione, forse irripetibile, di ridurre il distacco di 2 punti dalla Juve. Palpabile il rammarico.
Un primo tempo soporifero, alla camomilla, dai toni compassati. La Sampdoria ha quattro palle gol. Due gli interventi di De Sanctis, il salvataggio di testa di Behrami, un tiro di poco fuori. La rincorsa stenta a dispiegare il suo effettivo potenziale. Un secondo tempo diverso, con i partenopei più propositivi ma mai aggressivi e cinici. Al 74’ il palo di Hamsik strozza in gola l’urlo del gol. Non basta il consueto togliersi la giacca e la cravatta per Mazzarri, come l’assidua richiesta di tempo da recuperare.
51 punti in classifica soddisfano in parte una piazza esigente e sognante, desiderosa di scenari ben più ampi. Stanchezza, braccino corto, ansia da prestazione? A quando il salto di qualità? Resta l’amaro in bocca per un’opera compiuta solo a metà. Complimenti ai sampdoriani che si sono difesi energicamente, meno al Napoli che non ha saputo sfruttare una preziosa opportunità.
In questa città i treni, come i pullman, non passano né in orario né in sequenza. E i napoletani, dotati di un’immensa pazienza, lo sanno bene. Metafora calcistica e non.
Diego Scarpitti
This post was published on Feb 17, 2013 18:29
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