L’incontro martedì 24 marzo ore 10 a “La gloriette”, l’ex villa del boss Zaza, trasformata in servizio diurno per persone vulnerabili
Martedì 24 marzo alle 10, a Napoli, Casa G.L.O., la villa appartenuta al boss del narcotraffico Michele Zaza, trasformata nel 2010 dalla Cooperativa L’Orsa Maggiore in servizio diurno per persone vulnerabili con problemi di autonomia, ospita la presentazione dello studio “Esperienze e nuove sfide. Per riflettere sul riutilizzo sociale del bene confiscato e condividere buone pratiche”, redatto da Gianluca Bove, responsabile del centro e Nicoletta Gasparini, medico pediatra e socia della cooperativa, con la collaborazione di Maurizio Chiappetta, ingegnere volontario per l’elaborazione della banca dati. All’incontro moderato dalla giornalista Serena Bernardo partecipano: Francesca D’Onofrio, Presidente L’Orsa Maggiore, Chiara Marciani, Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Napoli, Antonio De lesu, Assessore alla Legalità del Comune di Napoli, Nunzia Ragosta, Dirigente del servizio beni confiscati del Comune di Napoli, Davide D’Errico, Consigliere Regione Campania, Carlo Borgomeo e Stefano Consiglio Fondazione con II Sud, Simona Di Monte, Avvocato Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Natalia Sanna, Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Napoli, Maria Clotilde Paisio, Dirigente Scolastico Liceo Ginnasio Statale Gian Battista Vico, Andrew Walters, Angelica Viola, Bove e Gasparini della Cooperativa L’Orsa Maggiore.
“Il monitoraggio che presentiamo – spiega D’Onofrio – illustra come dal 2010, attraverso le attività con i giovani, questi luoghi siano diventati spazi di crescita, dignità e opportunità condivise. La sfida per il futuro è rendere questo modello sempre più sostenibile, non solo economicamente, ma anche socialmente. I beni confiscati non sono solo simboli di riscatto, ma nodi di una rete che costruisce ogni giorno cittadinanza attiva e sviluppo sociale”. Da Settembre 2021 a Dicembre 2024 sono stati effettuati 103 colloqui e di questi, in tutto 27, hanno portato a un effettivo inserimento. Tra i motivi che hanno portato ad un mancato inserimento nelle attività del centro i principali sono due: difficoltà logistiche per raggiungimento autonomo della struttura da parte delle famiglie; restituzioni di non appropriatezza, da parte dell’équipe alle famiglie, dovute ad eccessive difficoltà nell’inserimento nelle dinamiche del centro e a livelli di disabilità gravi, che non hanno permesso l’inizio di un percorso coerente con la mission del servizio. Le competenze acquisite invece per chi è riuscito nell’inserimento sociale sono state: relazioni significative, acquisizione di nuove competenze, acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé, riconoscimento delle proprie esigenze.
“Ѐ importante fermarsi per valutare il lavoro fatto in questi anni – commenta Bove – analizzare i punti di forza e le criticità, condividere le buone pratiche e ripensare insieme alla comunità #insiemeperunsogno il futuro di Casa G.L.O.”. Questi risultati sono frutto delle attività degli esperti del centro, che lavorano sull’area dell’autonomia e dell’integrazione. Sono state infatti realizzate un numero crescente di uscite di piccoli gruppi, volte a sviluppare le autonomie relazionali per i giovani con maggiori difficoltà e a migliorare le competenze professionali per i giovani con minori difficoltà. Sul piano della composizione familiare ci si trova in modo costante in presenza di solo il 52% di giovani conviventi con entrambi i genitori per filiazione biologica mentre il 48% è suddiviso tra chi è stato accolto in una famiglia adottiva (10%), chi vive con un solo genitore (28% a seguito di separazione coniugale e 10% per morte). Al momento dell’analisi il numero totale dei ragazzi è pari a 46. Si rileva una certa prevalenza di genere maschile. Un’ipotesi è che le giovani vulnerabili vengano più facilmente gestite in famiglia, con maggiore rassegnazione e anche attribuendo loro compiti domestici, mentre la presenza maschile in casa viene vissuta con più inquietudine.
La composizione per età dei partecipanti mostra nel tempo uno “spostamento in avanti” collocando la percentuale maggiore dopo i 30 anni. Nel centro giungono anche richieste di inserimento per persone adulte, ultraquarantenni per i quali i familiari chiedono spazi di incontro. Inoltre, un ampio spazio è stato dedicato all’analisi delle famiglie per comprendere il contesto di vita prevalente dei giovani, guardarne le risorse e i punti di fragilità. Il 93% dei giovani risiede a Napoli e proviene dall’area flegrea (28% tra Municipalità 9 e 10) e dal territorio limitrofo alla sede (39% tra Municipalità 1 e 5). Ciò si spiega sia per la collocazione territoriale che facilita l’accesso, sia per la cooperazione storica della cooperativa con i servizi socio sanitari e le scuole delle municipalità 1 e 5. Il 7% viene dalla area metropolitana. Quest’ultima quota è diminuita nel tempo, complice probabilmente l’epidemia del Covid che ha scoraggiato in partenza i tempi lunghi di percorrenza con mezzi pubblici.
Nello studio è spiegato che sono stati contattati i familiari con un messaggio su cellulare, via mail e in modo diretto nei momenti di accompagnamento dei giovani al centro, e ha aderito alla proposta di partecipazione al monitoraggio il 50%. Il questionario è stato articolato in aree, per sollecitare a valutare i cambiamenti visti utilizzando una scala da 0 a 5 e a fornire degli esempi per qualificare la risposta. Lo stimolo è stato: “Dal suo punto di vista in cosa è cambiato suo/a figlio/a da quando frequenta il centro?”. Le aree analizzate: area cognitiva nozioni spaziali e temporali, nozioni di quantità e numero, comprensione e produzione verbale, articolazione del pensiero, capacità di raccontare, capacità di esprimere le proprie idee e esigenze. Area affettivo-relazionale, capacità di autostima, capacità di accettare la critica, capacità di riconoscimento e condivisione delle proprie emozioni, capacità di conversazione, capacità di cooperazione, ricerca di relazioni con i compagni. Sviluppo abilità pratiche, orientamento, capacità in cucina, dimestichezza con cura di piccoli spazi casalinghi, preparazione del tavolo per i pasti. Autonomia quotidiana, alimentazione, igiene personale, vestirsi, svestirsi, preparazione del tavolo per i pasti, piccole routine domestiche. Casa G.L.O. continua la sua missione di “casa sociale”, in cui le persone in difficoltà possono attivare un circuito virtuoso tra autonomia personale, capacità di prendersi cura di sé e di essere protagonista, in un contesto segnato dall’accoglienza, dalla solidarietà e dalla legalità. Sempre aperta a persone vulnerabili con problemi di autonomia, che necessitano di migliorare le capacità di relazione, di integrazione, di comunicazione.
“Fermarsi e riflettere sugli esiti dell’intervento socio educativo – dice Gasparini – aiuta sia gli operatori che i destinatari, serve a fare sempre meglio”.














