Ciro Esposito, il tifoso ferito da un proiettile a Roma poco prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina il 3 maggio, è morto questa mattina all’alba in ospedale dopo complicazioni. Per tutta la giornata di ieri si erano inseguite voci sulle sue condizioni che stavano peggiorando.
I parenti hanno chiesto di mantenere la calma e rifiutare ogni violenza o rappresaglia tra tifosi.
Dal 3 maggio, Ciro lottava contro la morte all’ospedale Gemelli di Roma. A Napoli non c’è più tornato dopo essere stato ferito con un colpo d’arma da fuoco da un ultrà romano durante una lite poco prima della partita. La sua storia da quel giorno si è intrecciata con tante altre; con quella di Genny ‘a carogna, con quella di De Santis accusato di averlo colpito e con quella di ogni componente della sua famiglia che ha lottato insieme a lui fino alla fine, anche ieri, quando il web è stato inondato da notizie infondate sulla sua morte. Ciro Esposito era un giovane di Scampia, un ragazzo onesto e che tutti i giorni andava a lavorare nell’autolavaggio di famiglia, era felicemente fidanzato, prossimo al matrimonio e adorava viaggiare. Ha lottato stenuamente per più di un mese tra alti e bassi superando anche difficili operazioni, ma purtroppo non ha superato l’ultima prova.
La sua storia ha scosso l’opinione pubblica sul già difficile e scottante argomento sport e violenza, un binomio purtroppo sempre più forte. Dimostrazioni di odio si sono susseguite all’evento tra i tifosi della Roma e quelli del Napoli tra striscioni, insulti e pagine Facebook poco edificanti, ma anche dimostrazioni di affetto e solidarietà. Insomma, non ci resta che spiegare che la morte di Ciro Esposito non cada nel dimenticatoio e che sia sempre un monito per coloro che pensano che il tifo per la propria squadra del cuore sia più importante della vita e della dignità.
This post was published on Giu 25, 2014 1:19
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