Lo scrittore e saggista George Steiner, critico letterario di fama internazionale, è morto oggi nella sua casa di Cambridge, in Inghilterra. Aveva 90 anni. Steiner era nato a Parigi il 23 aprile 1929 da una famiglia austriaca di origine ebraica, che si era allontanata dall’Austria a causa del clima di antisemitismo diffusosi nel Paese alla fine degli anni Venti. Emigrato negli Stati Uniti nel 1940, Steiner è cresciuto parlando francese, tedesco e inglese. In seguito ha imparato l’italiano.
Dopo aver studiato nelle università di Harvard e Chicago, si è trasferito nel Regno Unito, dove ha lavorato per quattro anni, negli anni ’50, all’Economist. Essendo uno dei due soli allievi ebrei della sua scuola in Francia a sopravvivere all’Olocausto, le domande relative a questo periodo oscuro della storia europea hanno permeato gran parte dei suoi scritti. “Il mistero nero di ciò che è accaduto in Europa è per me indivisibile dalla mia stessa identità“, ha scritto in un saggio intitolato “A Kind of Survivor“.
Sebbene fosse un grande sostenitore delle arti e abbia scritto ampiamente su di esse, Steiner notava che non forniscono alcuno scudo contro gli orrori dell’Olocausto. E in molti saggi ha affrontato questo paradosso del potere morale della letteratura, della sua impotenza di fronte a un evento come l’Olocausto. In un suo libro pubblicato nel 1967 commentava: “Noi veniamo dopo. Sappiamo ora che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach e Schubert, e andare al suo lavoro giornaliero ad Auschwitz al mattino“. Autore di una vasta bibliografica saggistica, di poesie, racconti e di un romanzo, con traduzioni in una decina di lingue, è stato docente in numerose università – tra esse, Princeton, Stanford, Chicago, Oxford e Ginevra – ed era professore emerito al Churchill College dell’Università di Cambridge.
This post was published on Feb 4, 2020 14:01
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