Mortal Kabaret mette in scena il Mein Kampf di Adolf Hitler, una miscellanea storica-politica consapevolmente voluta dal dittatore nazista. Parlando di tutto, Hitler, costruisce l’idea omnicomprensiva dello Stato che ingloba le masse e i singoli individui. Parlando di moda, oppure esaltando lo Sport, o condannando gli scolari sgobboni e coloro che denunciano i compagni di classe per aver copiato il compito, Hitler occupa l’intera “scena del quotidiano“.
Ambientato in uno studio televisivo, lo spettacolo è un elogio del nulla in cui la scenografia (pubblico non parlante, presentatore logorroico e valletta) è la copia di ciò che giornalmente viene propinato agli spettatori. Lo scopo è quello di raggiungere l’unico fondamentale obiettivo che davvero vale la pena raggiungere nella vita, ovvero il successo e soldi.
E’ a questi valori, infatti, che lo show inneggia, dividendo superficialmente la società tutta in due sole macro categorie: “i megli” e “i nulli”. I primi che hanno diritto a vivere, a procreare per consentire la continuazione della razza eletta ed a ricoprire un ruolo di rilievo. I secondi, invece, è giusto che vengano messi da parte, derisi, se non addirittura definitivamente eliminati.
E’ dunque su questo continuo parallelo tra la realtà televisiva e i chiari e diretti riferimenti alla Storia recente e alle brutture di cui si è macchiata, che lo spettacolo si snoda e imposta la sua struttura utilizzando il linguaggio proprio degli slogan pubblicitari ad effetto, in cui ciò che conta è colpire l’attenzione e la sensibilità di chi ascolta, poco importa se poi nel farlo si ci si dimostra cruenti e insensibili.
Ad uscirne sconfitta è la cultura nel suo significato più alto, la lettura, accusata di danneggiare la vista, i difensori dei diritti e della giustizia, le minoranze etniche, la libertà di parola. Il tutto per osannare l’immagine di sé e l’ossessiva ricerca della perfezione del corpo.
Un cast tutto al maschile perchè, spiega il regista Fabrizio Bancale, “non vi è posto per la femminilità nello squallore e nella desolazione assoluti” . Significativo e di forte impatto, in tal senso, appare il monologo, sul finale, del protagonista/presentatore, Riccardo Polizzy Carbonelli, che moderno Hitler, recita brani tratti dal “Mein Kampf”, pubblicato nel 1925 ma straordinariamente attuale e paurosamente ancora riconoscibile nelle parole e nei gesti di molti politici e imbonitori di oggi.
Dal 13 al 16 dicembre 2012 al Ridotto del Teatro Mercadante.
This post was published on Dic 7, 2012 11:28
Notte di sofferenza e orgoglio per gli azzurri, che superano il Genoa 3-2 in pieno…
Il nuovo video sarà pubblicato sul loro canale Youtube lunedì 9 febbraio alle 20:00 (ora…
Dopo mesi di udienze sospese per le mancate assegnazioni ministeriali, arriva una soluzione temporanea grazie…
Vico Equense si prepara a tornare indietro nel tempo. Ma niente macchine del tempo o…
Il nome del campione olimpico di Mosca 1980 entra nella flotta della compagnia aerea tricolore,…
Sarà l’Andrea Costa Imola la prossima avversaria della Malvin, ospite domenica al PalaDennerlein nella prima delle tre partite…