Cronaca

Minacce social al sindaco di Quarto dopo l’abbattimento dell’ex cementificio dei Nuvoletta-Polverino

Antonio Sabino nel mirino dopo la demolizione del sito confiscato alla camorra: “Presenterò denuncia ai carabinieri”. Il primo cittadino non si ferma e annuncia l’accelerazione sull’inaugurazione del nuovo parco e altri cinque bandi per beni confiscati

Trentaquattro anni. Tanto è durato il dominio silenzioso di quella struttura di cemento e ferro arrugginito su uno dei comuni più densamente abitati dei Campi Flegrei. Un cementificio (già proprietà del clan Nuvoletta-Polverino, una delle cosche più potenti della storia criminale campana) che per oltre tre decenni ha rappresentato non solo un presidio fisico della camorra sul territorio, ma anche un simbolo: quello del potere mafioso capace di appropriarsi dello spazio urbano, di lasciare il proprio marchio persino nei silos e nei capannoni industriali.

Poi finalmente la svolta: la procura antimafia ha confiscato il bene, il Comune di Quarto lo ha acquisito al proprio patrimonio e, qualche giorno fa, ha dato il via alla demolizione dei silos. Un gesto concreto, quei muri che erano stati della camorra vengono abbattuti per fare posto a qualcosa di completamente diverso, un centro polivalente culturale con teatro all’aperto e aree fitness, un luogo restituito alla collettività dopo decenni di esclusione forzata.

Atto giusto ma che non è passato inosservato, anzi: su un gruppo social dove era stata condivisa la notizia della demolizione, qualcuno ha pensato bene di far sentire la propria voce. Non con argomenti, non con critiche costruttive, ma con frasi ambigue che sanno di avvertimento: “morta una camorra se ne fa un’altra“, “pupazzo“, e, il più esplicito di tutti, “ti metto dentro ai muri“. Messaggi pesanti che hanno preso di mira direttamente Antonio Sabino, sindaco di Quarto che però non ha fatto finta di nulla. “Si tratta di messaggi molto gravi” ha dichiarato, “per i quali presenterò formale denuncia ai carabinieri della Tenenza di Quarto. Saranno gli organi inquirenti e la procura antimafia a valutare e indagare da quali profili social siano arrivati questi che appaiono chiari messaggi intimidatori“. Parole nette, senza giri di parole, quelle di un amministratore che evidentemente non è nuovo a certi scenari. Quarto è un comune che confina simbolicamente con alcune delle aree più complesse del Napoletano e la storia del clan Nuvoletta-Polverino è storia di sangue, di traffici internazionali di droga e di radicamento profondo nel tessuto sociale. Recuperare un loro bene, demolirlo fisicamente e trasformarlo in un luogo di cultura e aggregazione sono atti che pesano, che disturbano. E i messaggi arrivati sui social ne sono la dimostrazione.

Il sindaco, però, non sembra intenzionato a cedere di un millimetro. “È evidente che il recupero di un cementificio di camorra dopo 34 anni per farne un bene comune dà molto fastidio alla camorra“, ha affermato. E subito dopo ha aggiunto qualcosa che vale la pena di sottolineare: “Ma noi andiamo avanti, perché sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei cittadini di Quarto sostiene la nostra azione di recupero di oltre 70 beni confiscati. Abbiamo dato risposte sociali ai bisogni collettivi grazie ai beni confiscati e non ci fermiamo“. Settanta beni confiscati, un numero che racconta la portata del lavoro fatto da questa amministrazione. Settanta immobili, terreni, strutture strappati alla criminalità organizzata e rimessi in circolo per usi sociali, culturali, comunitari. Non è un dato da poco, in un Paese dove i tempi della burocrazia applicata ai beni confiscati sono spesso biblici e dove moltissimi di questi immobili restano abbandonati per anni in attesa di assegnazione.

E la risposta di Sabino alle intimidazioni non si ferma alle parole: il sindaco ha annunciato l’accelerazione sull’inaugurazione del nuovo parco nell’area dell’ex cementificio, ed anche due nuovi bandi entro fine giugno per assegnare altri cinque beni confiscati. Una risposta istituzionale, certo, ma anche un messaggio politico e civile di rara chiarezza. Restano aperte, ovviamente, le indagini sui profili social da cui sono partite le minacce. La procura antimafia avrà modo di stabilire se dietro quei commenti si celino semplici facinorosi da tastiera o qualcosa di più strutturato. In territori come questo sottovalutare certi segnali sarebbe un errore che nessun amministratore può permettersi.

Quel che è certo è che quei silos non ci sono più. E al loro posto, presto, ci sarà un teatro all’aperto.

This post was published on Mag 31, 2026 9:45

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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