Cronaca

“Miele da sballo”: tre ragazzi intossicati tra Arzano e Frattamaggiore

Quando le nuove droghe si comprano online come se fossero scarpe

Una notte di fine maggio tre amici si incontrano a casa, il più giovane ha 17 anni: hanno comprato qualcosa online, una sostanza che circola in rete con il nome di “miele da sballo”, cannabis lavorata fino a diventare una colla gelatinosa, concentrata, potente molto più di quello che chiunque di loro potrebbe immaginare. Ne assumono una quantità minima, un cucchiaino, ma poco dopo stanno male tutti e tre. Il 17enne crolla per primo: crisi respiratoria, rianimazione, prognosi riservata, mentre gli altri due finiscono al pronto soccorso dell’ospedale di Frattamaggiore in evidente stato di alterazione. I carabinieri della Tenenza di Arzano intervengono nella notte e il padre del minorenne consegna loro un vasetto con i residui della sostanza: inizia così la corsa per capire cosa esattamente hanno preso quei ragazzi, da dove arriva e chi altro potrebbe averne.
La sostanza in questione appartiene alla famiglia della cannabis concentrata, in gergo tecnico “wax” o “dab”. Il nome viene dalla consistenza: una massa cerosa, appiccicosa, con una percentuale di THC (il principio attivo della cannabis) che può arrivare fino all’80-90%, contro il 15-25% dello spinello tradizionale. Non è una droga nuova nel senso assoluto del termine, esiste e circola da anni nei mercati nordamericani ed europei, ma in Italia sta diventando più accessibile proprio grazie alla rete. Il punto non è la sostanza in sé, ma la concentrazione, un ragazzo abituato a fumare cannabis non ha nessun riferimento utile per dosare un concentrato di questo tipo, quello che sembra “poco” è in realtà una quantità capace di provocare effetti completamente fuori scala: tachicardia, crisi di panico, perdita di coscienza, depressione respiratoria. Purtroppo casi di ricovero per intossicazione da cannabis concentrata sono in aumento in tutta Europa, e la maggior parte riguarda giovanissimi che non sanno cosa stanno prendendo, o meglio, pensano erroneamente di saperlo.
La parte di questa storia che dovrebbe fare più rumore è che la sostanza sarebbe stata acquistata attraverso canali online non ufficiali, il che significa in pratica che tre ragazzi di 17, 19 e 22 anni hanno trovato su internet qualcosa che ha quasi ucciso il più giovane di loro, l’hanno pagata, l’hanno ricevuta, e l’hanno consumata in un pomeriggio qualunque.
Come è possibile? La risposta è meno complicata di quanto sembri, e proprio per questo è più difficile da accettare: il dark web esiste e funziona, ma per queste sostanze spesso non è nemmeno necessario arrivare lì. Canali Telegram semi-pubblici, profili Instagram con codici che solo chi è del giro capisce, forum di settore con sistemi di recensione dei venditori come se fossero shop di abbigliamento: il mercato delle droghe sintetiche e dei concentrati cannabinoidi online è organizzato, efficiente, e si adatta in modo rapidissimo ogni volta che una piattaforma prova a limitarlo, basta spostarsi su un altro canale, usare un altro nome e cambiare le parole chiave. Gli algoritmi di moderazione arrancano, le autorità inseguono strutture che si dissolvono e si ricreano in ore.
C’è anche un problema normativo di fondo, alcune delle sostanze che circolano online sfruttano tranquillamente zone grigie legislative: cannabinoidi sintetici o derivati con struttura molecolare leggermente diversa da quelle esplicitamente vietate, prodotti venduti come “non destinati al consumo umano” o con etichette che li classificano come altro. Per il tempo che serve alle istituzioni ad aggiornarsi, quella sostanza è di fatto legale o almeno non esplicitamente illegale, e nel frattempo viene venduta, acquistata e consumata.
Il rischio che certi ragazzi corrono non nasce dal nulla, ma da un ambiente in cui mancano informazioni affidabili, punti di riferimento credibili, e qualcuno disposto a parlare davvero di quello che succede invece di limitarsi a dire “la droga fa male”: un adolescente che vuole sballarsi non smette di volerlo perché qualcuno gli dice che è pericoloso, ma se avesse una percezione realistica di cosa c’è dentro certi prodotti che compra online, se capisse cosa significa ingerire un concentrato all’80% di THC, forse tanti casi come quello appena successo non ci sarebbero.
Intanto il 17enne ricoverato al San Paolo di Napoli è in prognosi riservata mentre i carabinieri stanno cercando di risalire alla filiera di approvvigionamento e le analisi di laboratorio diranno con precisione cosa c’era in quel vasetto. È probabile che nei prossimi giorni la vicenda esca dai radar mediatici, come accade quasi sempre con questi episodi, ma la catena che ha portato un ragazzo di 17 anni in rianimazione è fatta di anelli precisi: un mercato online che vende sostanze ad alta concentrazione a chiunque abbia una connessione e un metodo di pagamento, piattaforme che non riescono o non vogliono chiudere quei canali in modo strutturale, un sistema di prevenzione che parla il linguaggio sbagliato, e una percezione del rischio completamente sfasata rispetto alla realtà di certi prodotti.
Nessuno di quegli anelli si spezza da solo. E finché restano intatti, questa non sarà l’ultima notte così tra Arzano e Frattamaggiore.

This post was published on Giu 4, 2026 8:35

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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