Dalla Rhode aesthetic ai filtri virali, i trend che stanno riscrivendo il modo di mostrarsi online. Negli ultimi mesi i social media sono stati attraversati da una nuova tendenza: sempre più utenti modificano o generano le proprie immagini attraverso strumenti di intelligenza artificiale, ottenendo ritratti estremamente curati, sorprendentemente veritieri e simili tra loro.
In queste immagini l’IA non si limita a migliorare la qualità degli scatti, ma ne definisce interamente lo stile. Un’estetica riconoscibile, spesso ispirata al mondo della moda e della cosmetica che sta ridefinendo il modo in cui le persone scelgono di presentarsi online.
Molte di queste immagini sono generate o ritoccate dall’Intelligenza Artificiale, che consente di replicare in pochi secondi un’estetica tipica del mondo pubblicitario, permettendo così di trasformare un semplice selfie in un intero shooting fotografico dall’aspetto professionale.
Il risultato? Un feed popolato da volti diversi ma accomunati dallo stesso stile visivo, tanto da rendere difficile distinguere una persona dall’altra. Si parla di un trend che va oltre un singolo brand, il caso Rhode non è isolato.
La logica è la stessa che guida altri “effetti” e format diventati virali negli ultimi anni: dai filtri beauty sempre più avanzati, fino ai cosiddetti AI shooting, servizi e app che promettono book fotografici digitali generati dall’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è chiaro: rendere i contenuti più attraenti, immediatamente leggibili e allineati ai codici visivi che funzionano meglio negli algoritmi.
Il fenomeno, però, non riguarda solo il settore beauty. Negli ultimi mesi si sono diffusi numerosi format visivi basati sull’IA, diventati virali per la loro immediatezza e per l’effetto sorpresa.
Ne sono un esempio le immagini che ritraggono gli utenti accanto a personaggi iconici, come il Grinch, inseriti artificialmente nello scatto, o ancora le foto che simulano una gravidanza, mostrando il cosiddetto pancione, grazie a modelli generativi sempre più realistici.
Questi contenuti seguono una logica simile: partono da un’immagine reale e la trasformano secondo uno scenario predefinito facilmente replicabile da migliaia di utenti.
Nonostante la varietà apparente dei soggetti, molti di questi trend producono risultati molto simili tra loro.
L’intelligenza artificiale lavora infatti su modelli visivi standardizzati, che tendono a riproporre le stesse proporzioni, le stesse espressioni e gli stessi codici estetici. Scorrendo i feed, l’impressione è quella di una serialità crescente, immagini diverse per contesto, ma uniformi per stile e costruzione.
Se da un lato l’IA democratizza l’accesso a immagini di alta qualità, dall’altro contribuisce a una crescente omologazione estetica dato che i modelli generativi tendono a replicare standard visivi molto simili: stessi toni di pelle, stesse proporzioni, stessa luce.
Scorrendo i feed, l’impressione è infatti quella di una moltiplicazione di immagini quasi intercambiabili, dove l’identità individuale passa in secondo piano rispetto all’aderenza ad una tendenza. La diffusione di questi trend segnala un cambiamento nel linguaggio visivo delle piattaforme.
L’IA rende infatti accessibili effetti un tempo riservati a fotografi, ma allo stesso tempo spinge verso una standardizzazione dell’immagine personale.
Che si tratti di un’estetica ispirata a un brand, di un filtro ironico o di una simulazione fisica, l’intelligenza artificiale sta diventando uno degli strumenti principali attraverso cui gli utenti sperimentano, raccontano e mettono in scena la propria identità digitale.
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This post was published on Feb 3, 2026 13:36
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