Quattro chiacchiere con il Magister dell’edizione 2026 del Festival Internazionale della Cultura Pop a poco più di 100 giorni dal debutto.
«Fletto i muscoli e sono… al Comicon.»
Non si esclude affatto possa essere questa la frase che Leo Ortolani sta ripassando, con tono più o meno enfatico, in attesa dell’edizione 2026 del Comicon, del quale è Magister.
A quasi quarant’anni dal debutto del suo personaggio più popolare, Ortolani si prepara a dirigere il Festival Internazionale della Cultura Pop alla sua maniera: con lo sguardo curioso e la capacità di stupirsi che, da sempre, contraddistinguono il suo modo di fare.
Bando ai preamboli ed entriamo nel vivo di questa chiacchierata.

Leo Ortolani
Caro Leo: da autore a Magister… è un attimo. Che tipo di “racconto” dobbiamo aspettarci per questa nuova edizione del Comicon?
Come ogni altra edizione, anche questo COMICON sarà una festa, una celebrazione del fumetto e della cultura pop in varie forme. Il racconto si creerà giorno per giorno, attraverso incontri, mostre e imprevisti, i miei preferiti.
La tua cifra stilistica prevede l’uso dell’ironia per omaggiare (spesso smontandoli o ridendoci su) i miti della cultura pop. Guardando la scena attuale del fumetto, cosa ti entusiasma e cosa, invece, ti lascia perplesso?
Mi entusiasma… l’entusiasmo che accompagna sempre queste manifestazioni. Sempre in aumento. Forse anche per averle aperte ad altro, rispetto al fumetto. Altro che è comunque narrazione, basti pensare alle serie televisive o al mondo dei videogiochi. Mi lascia perplesso che, invece di approfittare di questo interesse, chi narra, tende a semplificare, omologare e rendere unico il pensiero, ricalcando solamente schemi prefissati che “vendono”.
Rat-Man si avvicina sempre più a spegnere le 40 candeline, che equivalgono ad almeno quattro generazioni di lettori. Nel confronto col pubblico, ritieni parlare ancora “la stessa lingua” o noti un cambiamento nel modo in cui i lettori si avvicinano ai tuoi albi?
Credo che la lingua di RAT-MAN resti comprensibile, come lo è stata per decenni. Anche perché non ha mai smesso di cambiare e di crescere, insieme al suo autore.
Italo Calvino sosteneva che “la leggerezza è una responsabilità, non una fuga”. Da Magister del Comicon, senti anche tu questo “peso leggero” di dover raccontare il fumetto come qualcosa che può parlare del mondo – e al mondo – senza appesantirlo?

Certamente, basta che la leggerezza non diventi superficialità.
Chiudiamo con la più freudiana delle domande: se potessi tornare indietro e dire qualcosa al te stesso che iniziava la carriera di fumettista, quali errori gli suggeriresti di commettere senza esitazioni?
Non credo che gli direi niente. Nemmeno i risultati della schedina. Preferirei che proseguisse a fare tutti gli errori che in quel momento risulterebbero inevitabili, ai suoi occhi. La cosa bella della vita è che non puoi tornare indietro, come nei videogiochi, per questo è molto più affascinante e ti consente di imparare.
di Paquito Catanzaro










