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Lavoratori Ata ancora in protesta, rischiano il licenziamento collettivo (VIDEO)

di Giuliana Gugliotti

Questa mattina sono tornati, come lo scorso settembre, a manifestare sotto agli uffici del Provveditorato di via Ponte della Maddalena, armati soltanto di bandiere, striscioni, e della loro voce, per gridare forte un’unica richiesta: l’assunzione diretta nelle scuole in cui hanno lavorato per almeno vent’anni.

Sono i lavoratori Ata (ex Lsu) iscritti al sindacato Usb che oggi rischiano non più soltanto la riduzione delle ore lavorative con un conseguente dimezzamento dello stipendio (da 800 a 400 euro), ma addirittura il licenziamento collettivo. Una eventualità che si è trasformata in realtà lo scorso 9 dicembre, quando il tavolo di confronto tra Miur, consorzi e sindacati ha avuto esito negativo, terminando con un nulla di fatto.

“Il Miur ha presentato delle proposte poco vantaggiose” spiega Maurizio De Martino, coordinatore sindacale dei lavoratori Ata, “per cui l’accordo tra le parti non è stato raggiunto”. E, da gennaio 2014, 5mila famiglie (solo in Campania) rischiano di finire in mezzo a una strada, private di quell’unico, misero stipendio che permetteva loro di tirare avanti.

“Io sono il solo a lavorare in famiglia” racconta un lavoratore. “E ho due figli che vanno a scuola, a cui non riesco neanche a pagare l’abbonamento per il trasporto pubblico”. Perché 800 euro sono davvero pochi per vivere. “E se ne vanno quasi tutti per le tasse” precisa una lavoratrice. Figuriamoci 400 euro.

Tanta la rabbia e la delusione nelle parole di questi uomini e donne che, dopo “una vita intera dedicata alla scuola”, si ritrovano messi alla porta, senza nessuna speranza di vedersi riconoscere pari diritti rispetto ai collaboratori scolastici“Siamo stanchi, vogliamo che il nostro ruolo e il nostro contributo nelle scuole venga riconosciuto” affermano. Per questo chiedono l’assunzione diretta, che, eliminando il meccanismo degli appalti a ditte private di pulizia, dietro il quale si nascondono inciuci politici, permetterebbe allo Stato di risparmiare 60mln di euro. A bloccare tutto è la mancanza di volontà politica, perché, come racconta De Martino e come denunciato anche da Report, “gli appalti a privati servono a recuperare soldi che vengono poi investiti nelle campagne elettorali e utilizzati a fini politici, speculando sugli stipendi degli stessi lavoratori”.

“La maggior parte di questi lavoratori sono ormai fuori dal mercato del lavoro perché hanno più di 50 anni, e inoltre non sono specializzati in nessun tipo di lavoro se non in quello che hanno svolto da sempre, i collaboratori scolastici con mansioni di pulizia” spiega ancora De Martino. “E’ impensabile proporre loro degli stipendi di 400 euro mensili, è una vergogna. Oggi noi siamo qui per presentare una proposta al Provveditorato, dopodiché se non ci ascolteranno da domani occuperemo le scuole e bloccheremo le attività didattiche, in attesa della manifestazione del 16 dicembre a Roma, dove chiederemo un tavolo di confronto serio che risolva finalmente la questione dei lavoratori Ata”. Un gesto estremo figlio dell’esasperazione di una categoria di lavoratori che non si è mai vista riconoscere la propria professionalità.

GUARDA IL VIDEO:

12 dicembre 2013

This post was published on Dic 12, 2013 20:37

Giuliana Gugliotti

Nasco in Ottobre, prima del tempo. Mi resta addosso l'ansia di fare, negli anni imparo che la fretta è cattiva consigliera. Odio le approssimazioni, amo Napoli, l'odore dei libri e le cose ben fatte.

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